3, 2, 1… Domani la Capitale si blocca per l’evento più atteso dell’anno: parte il maestoso Roma Pride 2026!

Si è tenuta questa mattina l’attesissima conferenza stampa ufficiale del Roma Pride 2026, un’edizione cruciale che quest’anno mette a nudo la duplice anima della manifestazione: da un lato l’instancabile rivendicazione politica sui diritti civili, dall’altro il potere aggregativo della festa, dell’intrattenimento e della musica.

Martina Mozzati Direttrice di Cosmopolitan ha coordinato l’incontro, accogliendo una squadra d’eccezione composta dalle tre ambassador ufficiali dell’evento: Francesca Michielin, Levante e Margherita Vicario. Affiancate da Mario Colamarino (portavoce del Roma Pride) e da Daniele Palano (direttore artistico della manifestazione).

Inviati: Cristina Speranza e Aldo Giordanella

Roma Pride 2026: Margherita Vicario, Francesca Michielin e Levante ambassador dell’evento

Al centro del dibattito, lo slogan politico scelto per questa edizione: La Repubblica è chi la abita. Una formula potente che nasce in concomitanza con gli 80 anni della Repubblica Italiana, ma che vuole evidenziare le profonde ferite e le disparità legislative che colpiscono ancora la comunità LGBTQIA+ nel nostro Paese.

Roma Pride 2026: L’intervento politico

Il portavoce Mario Colamarino ha delineato con fermezza lo scenario sociale attuale, ricordando anche i recenti episodi di intolleranza avvenuti proprio a ridosso del villaggio della manifestazione:

«Lo slogan nasce perché quest’anno si celebrano gli 80 anni della nascita della Repubblica Italiana, però la comunità LGBTQ+ non è ricompresa all’interno dell’albero dei diritti di questo Paese. Non abbiamo la stessa dignità, non abbiamo la stessa uguaglianza e questo per noi è una ferita aperta, fa molto male. Abbiamo voluto scegliere questo slogan per ribadire ancora una volta che la Repubblica, questo Paese, l’Italia, è anche nostro, nonostante le istituzioni non facciano nulla per colmare questo gap.

Qualche giorno fa al villaggio del Pride un ragazzo, un volontario che stava con noi, Gabriele, mentre tornava a casa è stato bersagliato con il lancio di alcune uova solo perché aveva la maglietta del Pride. Questo, nell’Italia del 2026, è una vergogna. Ma non ci stupisce, perché il nostro Paese è agli ultimi posti nelle liste per i diritti LGBT in Europa. Lo gridiamo forte: ci siamo anche noi e vogliamo contare quando si fanno delle scelte politiche, soprattutto perché siamo cittadine e cittadini e, come tutti gli altri, paghiamo le tasse pur non avendo gli stessi diritti.»

I progetti sul territorio: Casa Ornella e Welcome4Rainbow

Il coinvolgimento delle madrine e delle ambassador quest’anno si traduce in azioni concrete e supporto a progetti attivi tutto l’anno. Claudia (Levante) ha voluto porre l’accento sulla realtà di Casa Ornella e sulla necessità di superare l’isolamento e la “geolocalizzazione” delle tutele per le persone queer:

Casa Ornella

«Ho scelto Casa Ornella perché mi considero una transfemminista e quindi amo il pensiero, e in questo caso anche l’azione, di poter vivere il contesto delle persone trans e queer. Ho sempre la sensazione che la comunità soffra di una sorta di geolocalizzazione. È come se al di fuori di contesti importanti come Roma o Milano, il resto del Paese fosse veramente invisibile. Ve lo dico da siciliana e palermitana che ha vissuto per 15 anni in Sicilia. Lì l’incontro e l’avvicinamento con questa comunità è nullo, quasi impossibile, perché chi appartiene alla comunità cerca di fuggire da certi contesti per paura. Dunque, la volontà di poter mettere piede a Casa Ornella è per me importante, sia per un arricchimento personale, sia per poter far luce su realtà come questa e poter dare una mano.»

Successivamente, l’attenzione si è spostata sul concetto fondamentale di appartenenza e cooperazione democratica, legato al progetto Welcome4Rainbow. Progetto volto a dare accoglienza a chi subisce discriminazioni e allontanamenti familiari o lavorativi dopo il coming out:

Francesca Michielin pone la domanda: «La Repubblica che cos’è? È la “cosa pubblica”, quindi è qualcosa che riguarda tutte le persone, qualcosa a cui tutti appartengono e per cui tutti cooperano. Quindi non ha senso dividere, marginalizzare o rendere invisibili le persone. Credo che dovremmo smetterla con il termine “inclusione”. Il termine inclusione prevede una visione in qualche modo normocentrica, come se ci fosse qualcuno che ha deciso: “Ah sì, tu puoi entrare, ti accetto lo stesso”. Invece noi conviviamo nella diversità, conviviamo in un insieme di moltitudini di persone, ognuna con la propria storia e con la propria identità. Sono davvero felice di poter sostenere questo progetto.»

Salute e prevenzione: la sinergia con lo Spallanzani

Margherita ha affrontato il tema cruciale della salute sessuale e dello screening. Annunciando la fondamentale postazione creata dal Circolo Mario Mieli in sinergia con l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani, volta ad abbattere i tabù e lo stigma che resistono ancora oggi:

«C’è ancora il tabù sul sesso, come se fosse una cosa esclusivamente privata. Certo, ognuno può amare liberamente chi gli pare, ed è una cosa privata ma anche del tutto naturale. C’è una salute legata alla propria attività sessuale, ma c’è un grande pregiudizio e un grande stigma che la comunità LGBT si porta appresso da sempre riguardo a questo. Paradossalmente, oggi sono gli uomini e le donne eterosessuali a essere più a rischio, poiché pensano quasi che sia un problema legato esclusivamente alla comunità LGBT. E ovviamente lo sono anche le popolazioni fragili… la società è una sola. Le lotte e le istanze, le cose che vanno migliorate e su cui bisogna insistere, faranno del bene a tutti. Conviviamo, la società è unica e si muove insieme. Questo è un tema che mi interessa molto perché non siamo fatti a compartimenti stagni.»

Il Programma del Roma Pride 2026: Il grande corteo dei carri e gli eventi notturni

I dettagli operativi e festivi sono stati forniti dal direttore artistico Daniele Palano. La celebrazione entrerà nel vivo già da questa sera con il grandioso concerto delle amiche del Roma Pride all’Atlantico. Parteciperanno artiste del calibro di Francesca Michielin, Levante, Margherita Vicario, Sarah Toscano, Malika Ayane e Alexia. Con l’animazione della Pride Croisette, uno spazio gratuito aperto a tutti che ha già registrato oltre 100.000 presenze.

Domani, sabato 20 giugno, l’appuntamento per la grande parata è fissato alle ore 15:00 a Piazza della Repubblica. Il corteo del Roma Pride 2026 vedrà sfilare oltre 30 carri lungo le vie storiche della Capitale. Via Cavour, Piazza Santa Maria maggiore, Via degli Annibaldi Via Merulana, Colosseo fino a raggiungere le Terme di Caracalla. Alle Terme si terranno i discorsi politici delle associazioni e delle istituzioni.

Prende la parola Mario Colamarino «Il primo carro sarà quello del coordinamento Roma Pride. Ispirato al manifesto ufficiale firmato dall’illustratrice Ellekappa, che richiama il valore della partecipazione democratica: “La Repubblica è di chi l’abita”. Subito dopo ci sarà il carro del Circolo di Cultura Omossessuale Mario Mieli dedicato alla pace, perché non possono esistere diritti senza la pace. La parata terminerà alla Pride Croisette per i discorsi politici, poi faremo festa. A notte fonda ci sarà l’after party ufficiale “Unicorn” a Muccassassina, con la direzione creativa di Diego Longobardi. Abbiamo abolito le quote di partecipazione per le associazioni e garantito eventi gratuiti perché per noi l’accessibilità alla comunità viene prima di tutto

Un weekend all’insegna dell’orgoglio, dei diritti e della condivisione. Roma è pronta a sfilare per dire a gran voce che la Repubblica appartiene, senza distinzioni, a chiunque la abiti.

I carri storici, la svolta green e il “Bosco del Pride”

La sfilata di domani del Roma Pride 2026 vedrà alternarsi elementi di satira politica, grandi collaborazioni culturali e un’importante svolta ecologista. Tra le novità più attese spiccano le collaborazioni con le realtà teatrali romane e le storiche serate della Capitale, affiancate da una forte attenzione all’impatto ambientale.

«Un altro carro molto atteso è quello di Dio, Patria e Amanti. Una provocazione ironica e politica che utilizza la satira per ribadire le contraddizioni che ci circondano, anche nella politica italiana. Poi, chiaramente, c’è grande attesa per il carro di Muccassassina. Realizzato quest’anno insieme al Teatro Sistina in occasione dello spettacolo Priscilla la regina del deserto. Il carro sarà interamente dedicato a questo.

Inoltre, per la prima volta in assoluto, avremo un carro a motrice interamente elettrica, realizzato con materiali riciclati. Questo vuole essere un input per il futuro, perché vogliamo avviare un processo di riduzione del nostro impatto sull’ambiente attraverso una serie di azioni concrete. Speriamo che in futuro anche altri partner e altri carri scelgano la via dell’elettrico; non è una strada semplice e comporta dei costi, ma vogliamo dare un segnale forte. Lo dimostra anche l’iniziativa uscita in questi giorni sui giornali: la creazione del “Bosco del Roma Pride”.

Bosco del Roma Pride 2026

Lo realizzeremo in autunno con la messa a dimora di una serie di alberi in un parco di Roma Capitale, un progetto costruito insieme all’assessore ai Grandi Eventi Alessandro Onorato e all’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi. Questo bosco crescerà anno dopo anno, pianteremo nuovi alberi a ogni edizione e speriamo che diventi un parco ampio, grande e colorato come la nostra comunità. Ci saranno poi i carri a tema, come quello ispirato a Il diavolo veste Prada, il carro del TAG, di La Roboterie, di Agedo e di Libellula. Insomma, sfileranno tutte le sigle delle associazioni LGBTQIA+ per una grande parata dove convivranno la festa e la lotta, e dove ognuno troverà la propria voce e la propria dimensione.»

La partecipazione di Keshet e la mediazione del Comune

Un altro punto centrale della conferenza ha riguardato le polemiche giornalistiche dell’ultimo mese relative alla partecipazione dell’associazione ebraica LGBTQ+. Gli organizzatori hanno fatto chiarezza sulla gestione della sicurezza e sulla piattaforma politica dell’evento:

«In questi giorni abbiamo avuto una fitta interlocuzione e un dialogo aperto con l’associazione Keshet, la realtà ebraica LGBTQ+. Ringraziamo il Comune di Roma che ha svolto un ruolo importante nel favorire l’incontro tra le parti. Con un forte senso di responsabilità per tutto il movimento e in uno spirito di comunità, si è trovato un punto d’incontro: domani Keshet sarà presente alla parata. La questione sollevata nelle scorse settimane riguardava la presenza sul carro. Poiché quest’anno abbiamo preso una posizione politica molto netta inserendo nel documento politico la parola “genocidio”, salire su un carro implica l’adesione totale a quella piattaforma.

Roma Pride 2026: Manifestazione libera e aperta a chiunque

Di comune accordo, Keshet parteciperà con uno spezzone a piedi. Stiamo organizzando questo segmento insieme ad altri gruppi con l’obiettivo primario di garantire la massima sicurezza, non solo ai membri di Keshet, ma a tutte le persone presenti nel corteo. Questo percorso permetterà loro di manifestare domani e aprirà a una serie di dialoghi futuri per un confronto costruttivo con le altre associazioni. Ci tengo a ribadire chiaramente che la partecipazione di Keshet alla parata è sempre stata considerata possibile e legittima. Non c’è nessun “accordo speciale” che tenga: partecipano semplicemente perché hanno sempre avuto il diritto di farlo. La discussione verteva esclusivamente sul carro, mentre la manifestazione in sé resta libera, aperta a chiunque si riconosca nei valori universali che il Pride porta con sé. Domani saranno in piazza con noi e reputo fondamentale ribadirlo, viste le polemiche degli ultimi mesi

L’importanza dei partner e lo spazio “non escludente” per il Roma Pride 2026

Successivamente è intervenuto Stefano Mastropaolo, responsabile delle partnership del Roma Pride, per sottolineare lo sforzo economico ed etico necessario a mantenere l’accessibilità gratuita della Pride Croisette:

«Dobbiamo tornare con i piedi per terra e capire che se è possibile frequentare la Croisette in modo completamente gratuito, è grazie ai partner che ci sostengono, oltre alle ambassador che si spendono per noi a titolo gratuito. Penso a Cosmopolitan che ci supporta da diversi anni, ma anche alla nuova location: il Naos (o lo Scalo Lab) ci ha accolti immediatamente senza porsi alcun problema, e per noi queste non sono piccole cose. Ogni partner commerciale permette di offrire alla nostra comunità, e a chiunque voglia avvicinarsi alle nostre tematiche, un luogo sicuro e libero dove ascoltare le nostre storie direttamente dalle nostre voci, e non raccontate da chi, ad esempio, nega persino l’esistenza del femminicidio. Parlare di soldi è sempre spiacevole, ma i fondi servono; se spesi in maniera etica, permettono di restituire un prodotto culturale in costante crescita.

In dieci anni siamo cresciuti tantissimo, offrendo spettacoli teatrali e presentazioni importanti. Ieri abbiamo ospitato una ragazza transgender che ha autopubblicato un libro sulla sua storia: non è affatto scontato ricevere uno spazio per un’autopubblicazione. La Croisette non è un luogo dove “facciamo entrare tutti” indistintamente, ma è uno spazio “non escludente”, esattamente come il Roma Pride e come le nostre vite. Accogliamo le diversità e il confronto, non vogliamo imporre nessuna teoria ai bambini né dare ricette preconfezionate per una vita migliore.

Romina Cecconi “la Romanina

Siamo orgogliosi di aver ospitato ieri Romina Cecconi, “la Romanina”, una figura trans storica e una colonna portante del movimento. La comunità trans è sotto attacco in tutto il mondo, e ultimamente ancora di più in Italia a causa di alcune proposte di legge. Se escludono uno di noi, escludono tutti. Per questo ringrazio Cosmopolitan, la location che ci ospita, e Penny Market, che oltre a supportare il carro elettrico ci donerà le bottigliette d’acqua per il corteo. Ringrazio anche aziende come Vertex che non hanno avuto paura di fare un passo indietro di fronte alle minacce di boicottaggio sulle politiche di Diversity & Inclusion. Siamo fieri di occupare e liberare diversi spazi nella città.»

Il botta e risposta su Vannacci e il ruolo dell’arte

Spazio alle domande della stampa. Thomas Cardinali (Agenzia AGI) e Diego Laudato (Agenzia LaPresse) hanno chiesto una replica ufficiale alle recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sulla “normalità” e sui diritti delle persone omosessuali, interpellando anche le artiste presenti sul ruolo della musica nel contrastare il clima d’odio.

Ha risposto inizialmente una delle ambassador della manifestazione:

Francesca Michielin «Innanzitutto, le cose che vengono affermate non si basano su alcun dato reale, fanno leva sull’ignoranza. Questa presunta “invasione” di cui parlano non esiste; al contrario, dovremmo ringraziare i flussi migratori visto il grave invecchiamento demografico del nostro Paese. Come diceva Piero Angela, l’Italia si salverà proprio grazie all’immigrazione. Si tratta di sciocchezze, non trovo un termine più adatto. Il ruolo dell’arte e della musica, nel nostro caso, è quello di cantare e suonare temi importanti che creino coesione, facciano riflettere e facciano sentire le persone meno sole.

Ogni volta che si prende un microfono in mano si ha una responsabilità civile. Parafrasando la celebre frase: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Probabilmente il generale Vannacci usa i propri spazi mediatici per fare spettacolo, occupando un palcoscenico che potrebbe essere sfruttato decisamente meglio. Ma anche dai grandi privilegi derivano grandi responsabilità, e noi artiste abbiamo il privilegio della voce e dobbiamo usarlo al meglio per gli altri, per creare spazi sicuri.»

Subito dopo, l’intervento è stato integrato e puntualizzato da una seconda ambassador presente al tavolo

Margherita Vicario «Vorrei fare una dichiarazione del tutto personale. Non mi sento di liquidare ciò che il signor Vannacci dice pubblicamente come semplici “idiozie” o “stronzate”. Non credo sia la strada giusta per affrontare il problema. Sminuirle rischia di alimentare la solita polarizzazione mediatica. Io riconosco le sue parole come pensieri profondamente violenti e pericolosi, capaci di attecchire su una parte della popolazione stanca, impoverita e sballottata da quindici anni di dinamiche da social network. Sono concetti violentissimi che purtroppo trovano una sponda nella realtà, ed è con questa concretezza che dobbiamo combatterli».

Levante (Claudia) «Prima, parlando di Casa Ornella, accennavo al fatto che la comunicazione e le tutele LGBTQIA+ sembrano spesso geolocalizzate nei grandi centri come Milano o Roma, dove ci si sente relativamente liberi, anche se la violenza esiste ovunque. È come se un certo tipo di educazione faticasse ad arrivare nelle province e nei piccoli centri. Questo è il vero lavoro che deve fare la nostra comunità. Il problema reale è come certe figure riescano a manipolare le persone attraverso discorsi intrisi di razzismo e fobie. Il nostro compito comune è spingere la comunità oltre il perimetro dei centri urbani considerati “sicuri”.

Dobbiamo andare oltre, ed è per questo che deve esistere il Pride. Quando ci criticano dicendo che sembra un carnevale o che ci travestiamo, rispondiamo che il Pride deve fare esattamente questo: rompere gli schemi, dare fastidio e scuotere le coscienze. Il giorno dopo saremo tutti in ufficio vestiti in modo convenzionale, ma tu devi accettare la mia identità, la mia libertà e il mio modo di amare. Dobbiamo entrare nelle storie delle persone e andare ovunque. La comunità non deve essere semplicemente “inclusa”, termine che rifiuto, ma non deve essere esclusa.»

L’applauso ai Pride di provincia e la solidarietà alla Calabria

A conclusione della conferenza, la mediatrice e il portavoce hanno voluto rivolgere un pensiero alla fitta rete di manifestazioni dell’orgoglio che stanno attraversando l’intera penisola, ben oltre le grandi città:

Martina Mozzati «La violenza attecchisce purtroppo dove le società sono più fragili, e questo è un campanello d’allarme che evidenzia la mancanza di tutele, l’assenza di una rete sociale e la paura del diverso. Di questa fragilità noi giornalisti e operatori dell’informazione dobbiamo tenere conto ogni giorno nel dialogo con i giovani. Proprio perché viviamo in un mondo in cui convivono tante realtà diverse, oltre ai grandi appuntamenti di Roma e Milano, vorrei fare un grande applauso ai Pride di provincia. Sono presidi fondamentali. Il passaparola e il cambiamento nascono da lì; i Pride più piccoli rappresentano la nostra speranza. Certo, serve riprendersi una Capitale come Roma e bloccarne il traffico per un giorno, ma dobbiamo partire da Sondrio, da Reggio Calabria, dai piccoli centri. Una vera e propria costellazione di diritti che deve illuminare e unire tutto il Paese.»

Mario Colamarino ha infine chiosato con un annuncio importante sul supporto logistico alle regioni più in difficoltà:

«Parlando proprio dei Pride nelle piccole città, da sempre sosteniamo i progetti e le tutele dei Pride regionali, specialmente nel Lazio. Quest’anno si è creata una bellissima sinergia con i territori della Calabria. La regione rischiava di non avere alcuna manifestazione per via di alcune difficoltà burocratiche e istituzionali nel trovare una soluzione. Alla fine, Catanzaro ospiterà il Pride calabrese. Abbiamo incontrato l’assessore diverse settimane fa e abbiamo offerto la nostra totale disponibilità logistica per dare una mano in vari modi. Il Calabria Pride si terrà ad agosto a Catanzaro.»

“La Repubblica è di chi l’abita” e domani lo grideremo più forte che mai al Roma Pride 2026

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