Intervista a Bruce Sudano: il nuovo album “Sketch Book”? Un autoritratto. E su Donna Summer…

C’è un momento, nella carriera di un artista che ha già raggiunto l’apice del suo successo, in cui tutto si spoglia del superfluo e resta solo la volontà di condividere la propria essenza. È da qui che nasce Sketch Book”, il nuovo album di Bruce Sudano in uscita il 10 aprile: una raccolta di “schizzi” sonori che, messi insieme, diventano un autoritratto. Registrato con un approccio minimale e quasi domestico, il disco mette al centro la scrittura, la voce e l’emozione, lasciando spazio a quelle imperfezioni che spesso raccontano più della perfezione stessa. Tra brani già pubblicati, riletture e inediti, Sketch Book è un lavoro che guarda dentro, ma non smette di osservare il mondo fuori – tra tensioni sociali, ricordi e ricerca della verità.

Abbiamo parlato con Bruce (LINK), oggi tra Stati Uniti e Italia, per parlare di questo nuovo capitolo, del suo passato e di come vede il futuro della musica.

Bruce Sudano
Bruce Sudano – Sketch Book

“Sketch Book” dà l’impressione di qualcosa di intimo e quasi volutamente incompiuto. Quando hai capito che questi “schizzi” non erano solo frammenti, ma un vero e proprio progetto?

Con l’uscita del mio ultimo album Talkin’ Ugly Truth, Tellin’ Pretty Lies, ho iniziato a sentire dentro di me che stavo arrivando alla fine di un ciclo e, mentre quel ciclo si chiudeva, inconsciamente stavo entrando nel successivo. Un luogo che sentivo entusiasmante da esplorare. Non vedevo frammenti, non stavo cercando di fare una dichiarazione. Stavo semplicemente sfruttando creativamente ciò che vivevo in quel momento e, a un certo punto, ho iniziato a rendermi conto che stavo creando un team di lavoro a casa, da solo. Penso che, come artista, si cerchi sempre di riflettere di più se stessi, di ampliare la tavolozza di ciò che si espone ed esprime.

Hai definito questo album un ritratto più completo di te stesso. Come mai?

La collaborazione è una cosa meravigliosa quando si riescono a unire tutti gli elementi giusti per creare una magia unica. Ma trovo che in ogni collaborazione ci sia sempre una piccola parte di sé che si deve lasciare andare per accogliere la visione dell’altro. E questo va bene in molti casi, perché arricchisce ciò che fai. Allo stesso tempo, trovo stimolante, una volta scritta una canzone, affrontare la sfida di costruirle intorno un accompagnamento musicale che apra la storia, che non la intralci e che le dia spazio per respirare, dalla mia prospettiva completa.

Questo per me arriva spesso attraverso tocchi leggeri. È ciò che riesco a realizzare nei limiti delle mie capacità e nel desiderio di espanderle. Mi piace trovare una linea di basso, creare una parte d’archi, immaginare un organo o una chitarra, costruire un’atmosfera, creare un groove, portare a casa il messaggio. Ho la possibilità di dare vita alla canzone, di dipingere l’intero quadro.

Quali aspetti di Bruce Sudano vediamo finalmente che prima non avevi mostrato?

Non credo di aver mai trattenuto nulla. Si tratta piuttosto di aprire più porte, entrare in nuove stanze e spalancare le finestre. È cogliere l’opportunità di rivelare di più perché le circostanze lo permettono, non perché prima stessi nascondendo qualcosa. Sto semplicemente espandendo parti di me che avete già visto.

Bruce Sudano
Bruce Sudano

“Watching Darkness Fall” riflette la tua visione di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Pensi che oggi gli artisti stiano facendo abbastanza per affrontare le tensioni politiche, o che in molti stiano restando in silenzio?

Esporsi politicamente è una scelta individuale. Alcuni non si sentono chiamati a farlo, altri pensano che non sia il loro ruolo.
Per quanto mi riguarda, come autore, scriverò sempre di ciò che mi muove dentro, di ciò che penso e sento. Quindi, se penso e provo emozioni legate alla politica, non posso fare a meno di scriverne.
Decidere poi di condividere quei brani con il pubblico è un’altra scelta: posso sentirmi chiamato a scriverli, ma non necessariamente a pubblicarli. Watching Darkness Fall è una di quelle canzoni che ho sentito il bisogno di condividere.

Andiamo dritti al sodo: cosa pensi dell’attuale governo degli Stati Uniti?

Credo che il governo sia fuori rotta e non stia funzionando correttamente. I vari poteri non stanno svolgendo il loro ruolo, quindi il sistema è nel caos perché le regole della struttura non vengono rispettate. L’integrità è andata persa. Penso che la qualità più importante per un leader sia la capacità di ispirare le persone verso il bene comune, verso la loro versione migliore, qualcuno che unisca e che sappia usare il sistema per risolvere i problemi. Oggi tutto questo manca.

Hai scritto di estremismo, social media e perdita di buon senso. Ora vediamo musica generata dall’AI, hit guidate dagli algoritmi e carriere costruite su TikTok: è evoluzione o perdita dell’anima?

Probabilmente entrambe le cose. Ma alla fine credo che l’umanità troverà sempre più spazio anche nell’esperienza dell’intelligenza artificiale, usandola come uno strumento per esprimere emozioni reali. Non deve per forza diventare qualcosa di standardizzato. Questa è la mia speranza. Allo stesso tempo, con Sketch Book volevo creare l’opposto di una registrazione “AI”, dove ogni nota è perfetta e prevista. Non ho mai cercato di essere generico.
Sto semplicemente cercando di creare qualcosa che metta in luce l’intenzione emotiva e il significato della canzone. In questo caso, vengo dalla filosofia del “less is more”. Una creazione completamente umana e unica.

Bruce Sudano
Bruce Sudano

Il tuo rapporto con Donna Summer è parte della storia della musica, ma anche qualcosa di profondamente personale. Come porti avanti questa eredità?

Sono sempre stato capace di separare le cose. Nella mia vita ricopro molti ruoli e ognuno ha il suo posto fatto di priorità, amore e responsabilità. Io e la mia famiglia portiamo avanti l’eredità di Donna con grande amore e rispetto: è un onore, fa parte di noi, e noi la abbracciamo. Essere definito da questo dipende dallo sguardo degli altri. Io sono un individuo, sono me stesso. Se qualcuno vuole vedermi attraverso il filtro di Donna Summer, va bene così. Io continuerò comunque a essere me stesso.

Ti sei mai sentito frainteso come artista per questa associazione?

Penso che le persone possano avere aspettative e percezioni, ma quando mi incontrano, tutto diventa molto semplice, concreto, autentico. Dal punto di vista musicale, può capitare che qualcuno si aspetti qualcosa di diverso, magari qualcosa di più “alla Donna”, ma ho visto che si adattano rapidamente e si chiedono: “Ok, cos’è questo?”

Passi molto tempo in Italia: vedi un rapporto diverso con la musica rispetto agli Stati Uniti?

Trovo che gli italiani abbiano in generale una grande passione, rispetto e apprezzamento per la musica e per i musicisti. Non si avvicinano con giudizio, ma con curiosità e con il desiderio di accogliere ciò che l’artista propone. Credo siano molto meno disillusi rispetto al pubblico americano.

Bruce Sudano

Ci sono artisti italiani oggi a cui il mondo, secondo te, dovrebbe prestare attenzione?

Devo ammettere che, prima di conoscere mia moglie Francesca, ero piuttosto ignorante riguardo alla musica italiana. Nei primi tempi insieme, ha iniziato a farmi conoscere artisti come Lucio Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Mina, Loredana Bertè e molti altri. Ne sono rimasto affascinato: traducevo i testi in inglese per comprenderne la poesia. Li ho ammirati e ho imparato molto. Oggi mi piace un artista italiano che si chiama Zibba. Amo l’anima della sua voce e la raffinatezza della sua musicalità.

E naturalmente, qualche anno fa, sono rimasto molto colpito dai Måneskin: avevano lo stile, il suono e l’urgenza delle band rock con cui sono cresciuto. Per il resto, devo dire che sono ancora piuttosto ingenuo rispetto alla scena italiana contemporanea. Quello che sento più spesso, ad esempio in taxi alla radio, è molto pop, dance e rap. Tutto molto ben fatto, ma sono sicuro che non rappresenti tutto ciò che accade davvero nella musica italiana.

Bruce Sudano

Se dovessi iniziare oggi, parteciperesti al “gioco” dei social, del branding, dei contenuti costanti, o lo rifiuteresti?

Se iniziassi oggi, credo che ci sarei dentro completamente. Da giovane ero pieno di energia, passione e desiderio di riuscire, di crescere e costruire una carriera nella musica. Giocavo secondo le regole e facevo tutto quello che potevo. Anche se oggi le regole sono diverse, sono sicuro che le affronterei con la stessa determinazione e intensità di allora.

Dopo tutto quello che hai vissuto – successo, perdita, rinascita – cosa senti ancora irrisolto?

Non credo che nella vita esista una vera risoluzione completa. Penso che si tratti più di accettazione. Ci sono sempre cose che accadono e che non riusciremo mai a comprendere fino in fondo, per quanto ci proviamo. Per me tutto si riduce sempre a una domanda: perché è successo? E quale scopo aveva nell’equazione più grande, nella “matematica di Dio”? Per molte cose dobbiamo imparare a convivere con il non sapere e fare del nostro meglio affidandoci alla fede. È quello che cerco di fare.

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