IL PRINCIPE DELLA FOLLIA: Il nuovo film di Dario D’Ambrosi presentato alla Camera dei Deputati
Tra le opere italiane più intense e coraggiose del panorama cinematografico contemporaneo, Il Principe della Follia di Dario D’Ambrosi si impone come un’esperienza emotiva totalizzante, capace di fondere dolore, memoria, poesia e denuncia sociale in un unico, sconvolgente racconto visivo. Il film arriverà nelle sale italiane il 14 maggio 2026, portando sul grande schermo una riflessione potente sulla fragilità umana e sulla dignità degli invisibili.

Presentato in anteprima italiana nella sezione Proiezioni Speciali della 20ª Festa del Cinema di Roma, il film conferma ancora una volta la forza espressiva e l’urgenza artistica di D’Ambrosi, autore da sempre attento ai margini della società, alle fragilità umane e ai territori invisibili dell’anima.
Il Principe della Follia: Una notte che cambia tutto
La storia si sviluppa nell’arco di una sola notte. Quella che inizialmente sembra una normale routine si trasforma presto in un viaggio inquietante e allucinatorio tra ricordi spezzati, rimorsi e segreti familiari rimasti troppo a lungo nascosti.
Un tassista solitario si ritrova immerso in una realtà crudele e disturbante, dove la sofferenza diventa spettacolo e la fragilità umana viene trattata come merce di scambio.
Al centro del racconto emerge il calvario di un uomo segnato dalla malattia e dall’esclusione sociale: una figura tragica e profondamente umana che rappresenta il dolore di chi vive sospeso tra dignità e abbandono. Attorno a lui si muove una famiglia schiacciata dal peso insostenibile della disabilità, intrappolata in dinamiche emotive fatte di amore, rabbia, senso di colpa e disperazione.
Ne Il Principe della Follia non esistono veri colpevoli, né semplici assoluzioni. D’Ambrosi costruisce un universo fatto di esseri umani vulnerabili, feriti e smarriti, alla ricerca disperata di un passaggio che possa ricondurli verso una possibile umanità.
Il film alterna visioni poetiche a momenti di durissimo realismo, trascinando lo spettatore in una potente esperienza emotiva in cui la fragilità diventa il simbolo di una forza collettiva capace di trasformare il dolore in una possibilità di rinascita.
Stefano Zazzera: un’interpretazione autentica e devastante
Uno degli elementi più straordinari dell’opera è la presenza di Stefano Zazzera nel ruolo di Luca. Attore non professionista, Zazzera porta sullo schermo una verità emotiva rara e disarmante.
Affetto realmente dal morbo di Parkinson, l’attore offre un’interpretazione intensa, mai retorica, lontana da qualsiasi forma di sentimentalismo. Il suo personaggio richiama simbolicamente una sorta di Joker italiano, ma profondamente umano, fragile e reale. Secondo la nota di regia, D’Ambrosi costruisce attraverso Luca una vera e propria poetica della fragilità, proseguendo quel percorso artistico che da anni caratterizza il suo cinema e il suo teatro: dare voce agli invisibili.
La sofferenza personale di Zazzera viene trasformata in linguaggio cinematografico puro, in una recitazione che colpisce per delicatezza, dignità e profondità.

Un cast intenso e visionario
Accanto a Stefano Zazzera troviamo un cast capace di dare corpo e anima a personaggi tormentati e complessi:
- Stefano Zazzera è Luca
- Alessandro Haber interpreta Benito
- Andrea Roncato veste i panni del Taxi Driver
- Carla Chiarelli interpreta Maria
- Mauro Cardinali è Roberto/Vanessa
- Francesca Giulia Geronimi interpreta Maria da piccola
- Nicolò Cerreti è Benito da piccolo
- Christina Andrea Rosamilia interpreta Christina
- Omar Monno è Oscar
- Gianluca Fraternale interpreta Luca bambino
- Dario Piccioni è Roberto bambino
Le interpretazioni si muovono costantemente tra realismo e dimensione simbolica, contribuendo a creare un’atmosfera sospesa, quasi onirica, dove il confine tra realtà e follia si assottiglia progressivamente.
La regia di Dario D’Ambrosi
Con Il Principe della Follia, Dario D’Ambrosi firma sceneggiatura e regia, confermando il proprio stile personale e riconoscibile.
Il suo cinema si nutre di umanità ferita, di corpi vulnerabili e di esistenze marginali. In questo nuovo lavoro, il regista affronta il tema della malattia mentale, della disabilità e dell’esclusione con uno sguardo poetico ma mai indulgente.
D’Ambrosi non cerca la compassione facile. Al contrario, costringe lo spettatore a confrontarsi con il disagio, con la paura e con il dolore autentico, senza filtri.

Il risultato è un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma diventa una testimonianza artistica e sociale.
Un comparto tecnico al servizio dell’emozione
L’identità visiva del film è costruita attraverso il lavoro di Davide Leone, autore della fotografia e del montaggio, capace di alternare immagini crude a momenti di intensa suggestione poetica. La scenografia di Pasquale Tricoci contribuisce a creare ambienti opprimenti e sospesi, mentre i costumi firmati da Raffaella Toni accompagnano i personaggi in questo doloroso viaggio interiore. Le musiche originali di Stefano Ratchev amplificano ulteriormente la dimensione emotiva del film, sottolineando la tensione psicologica e la fragilità dei protagonisti.
Presentazione alla Camera dei Deputati
Oggi, giovedì 7 maggio, presso la Camera dei Deputati – Nuova Aula dei Gruppi in Via di Campo Marzio 78 a Roma, è stato presentato il film Il Principe della Follia di Dario D’Ambrosi. All’evento saranno presenti il regista e il cast del film, in occasione dell’uscita nelle sale italiane prevista per il 14 maggio.
L’opera porta sul grande schermo un racconto potente e necessario che mette al centro la fragilità umana e la dignità degli invisibili. Il Principe della Follia è un film che affronta con lucidità e senza compromessi il tema della malattia, della disabilità e dell’emarginazione sociale, restituendo voce a chi troppo spesso resta ai margini.
La storia si sviluppa nell’arco di una notte che si trasforma in un viaggio disturbante tra ricordi, rimorsi e verità nascoste. Al centro del racconto emerge il dolore di un uomo (Luca) segnato dalla malattia e quello di una famiglia schiacciata da un peso difficile da sostenere. Non esistono colpevoli né facili assoluzioni, ma soltanto esseri umani fragili che cercano una strada per ritrovare sé stessi.
Un’opera poetica e cruda
D’Ambrosi costruisce così un’opera che alterna visioni poetiche e momenti di crudo realismo, trascinando lo spettatore dentro un’esperienza emotiva diretta e senza filtri. È un cinema che guarda la realtà per quello che è, senza abbellimenti, chiedendo allo spettatore di fare altrettanto.
Con una durata di 90 minuti, il film è stato realizzato con il contributo di Marche Film Commission e del Ministero della Cultura – Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.
Prodotto da Giovanni Saulini e Silvia Innocenzi per Red Post Production e distribuito da Notorious Pictures. Girato in lingua italiana con sottotitoli in inglese e distribuito in formato DCP. Il film si inserisce all’interno di quel cinema civile e visionario che sceglie di affrontare le ferite della società senza compromessi.
Il Principe della Follia: Un viaggio dentro “l’altro”
La forza de Il Principe della Follia sta nella sua capacità di trasformare il dolore individuale in riflessione collettiva. D’Ambrosi invita il pubblico a guardare negli occhi ciò che spesso viene nascosto: la malattia, la marginalità, la fragilità emotiva e la sofferenza delle famiglie. Il film diventa così un invito rivolto non solo agli spettatori, ma anche alle istituzioni, agli educatori e ai giovani: intraprendere un viaggio “nell’altro” per comprendere meglio se stessi.
Più che un semplice film, Il Principe della Follia appare come un’esperienza umana e artistica destinata a lasciare un segno profondo.



















