Machiavelli senza tempo: Al Gobetti di Torino una “Mandragola” brillante e contemporanea

Machiavelli senza tempo: al Gobetti una “Mandragola” brillante e amaramente contemporanea.

Ci sono classici che resistono al tempo e classici che, ogni volta che tornano in scena, sembrano scritti per raccontare il presente. La Mandragola di Niccolò Machiavelli appartiene senza dubbio alla seconda categoria e l’allestimento diretto da Jurij Ferrini al Teatro Gobetti di Torino ne offre una convincente dimostrazione, restituendo al pubblico una commedia che conserva intatta la propria forza satirica e la sorprendente capacità di mettere a nudo debolezze, ambizioni e ipocrisie dell’essere umano.

La vicenda del giovane Callimaco

Machiavelli

Ferrini affronta il testo con rispetto e intelligenza, evitando qualsiasi tentazione di modernizzazione forzata e scegliendo invece di affidarsi alla straordinaria efficacia della scrittura machiavelliana. Una scrittura che continua a colpire per lucidità e precisione.

La vicenda del giovane Callimaco, disposto a tutto pur di conquistare Lucrezia, si sviluppa così come un perfetto meccanismo teatrale nel quale ogni personaggio contribuisce alla costruzione di un inganno collettivo. Destinato a travolgere ogni principio morale.

Il pregio maggiore dello spettacolo

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Il pregio maggiore dello spettacolo risiede proprio nella capacità di evidenziare la natura profondamente politica dell’opera. Mostrando come il desiderio, l’interesse personale e la manipolazione siano forze capaci di orientare comportamenti e decisioni più della ragione o dell’etica.

Non esistono eroi né vittime assolute in questo universo scenico: tutti, in misura diversa, accettano compromessi. Rinunciando alle proprie convinzioni quando la convenienza lo richiede.

Una regia dal ritmo fluido e costante

La regia costruisce un ritmo fluido e costante, sostenuto da un lavoro attorale accurato che privilegia la coralità rispetto alle individualità.

Lo stesso Jurij Ferrini tratteggia un Callimaco determinato e calcolatore, lontano da ogni romanticismo. Mentre Matteo Alì dà vita a un Ligurio particolarmente efficace, capace di dominare la scena grazie a una presenza dinamica e a una recitazione sempre misurata.

È infatti il personaggio del faccendiere a incarnare con maggiore evidenza la filosofia dell’opera. Diventando il regista occulto di una macchina narrativa che procede senza esitazioni verso il proprio obiettivo.

I bravi interpreti

Raffaele Musella offre un Messer Nicia credibile e sfaccettato, evitando il rischio della caricatura. Restituendo invece tutta la fragilità di un uomo che l’ossessione per la discendenza rende facilmente manipolabile.

Alessandra Frabetti interpreta una Lucrezia che acquista progressivamente centralità e consapevolezza, sottraendosi alla dimensione passiva nella quale il personaggio rischia talvolta di essere confinato.

Michele Schiano Di Cola e Angelo Tronca completano il quadro con interpretazioni solide e funzionali all’equilibrio complessivo della messinscena, mentre Federica Quartana contribuisce con precisione alla costruzione di un universo umano dominato da interessi e convenienze.

Particolarmente riuscita appare la figura di Fra’ Timoteo, autentico emblema dell’ipocrisia che attraversa l’intera commedia.

Machiavelli: Lo spettacolo dal punto di vista visivo

Attraverso il religioso disposto a piegare ogni principio alle necessità del momento, Machiavelli costruisce una delle satire più feroci del suo teatro e l’allestimento ne valorizza pienamente il carattere ambiguo e corrosivo.

Anche dal punto di vista visivo lo spettacolo sceglie la strada dell’essenzialità.

Scene e costumi accompagnano l’azione senza sovraccaricarla, lasciando che siano la parola, il ritmo e le relazioni tra i personaggi a occupare il centro della scena.

Una scelta coerente con l’impianto registico e particolarmente efficace nel mantenere alta l’attenzione dello spettatore per l’intera durata della rappresentazione.

Ciò che emerge con maggiore evidenza al termine dello spettacolo è l’impressionante attualità della riflessione machiavelliana.

I temi principali dell’opera di Machiavelli

Dietro la leggerezza apparente della commedia si nasconde infatti un’analisi impietosa dei rapporti di potere, della costruzione del consenso e della capacità degli individui di adattare i propri principi alle circostanze.

Temi che, a oltre cinquecento anni dalla stesura dell’opera, continuano a interrogare il pubblico con una forza sorprendente.

La Mandragola firmata da Jurij Ferrini si rivela dunque un allestimento equilibrato e convincente, capace di valorizzare uno dei grandi capolavori della tradizione italiana senza trasformarlo in un esercizio di stile.

Una commedia che diverte, fa sorridere e, soprattutto, invita a riflettere sulla persistente attualità delle debolezze umane raccontate da Machiavelli.

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