Machine Head Sutures recensione del nuovo singolo tra metalcore e melodie commerciali

Tempo di singoli da parte di gruppi di gran nome, a quanto pare, ma non sempre perfettamente riusciti. Dopo alcune attese conferme, come quelle dei Saxon, spiace dire che anche per i Machine Head si tratta, in un certo qual modo, di un’attesa conferma. Ma non esattamente nel senso migliore, dato che la band di Robb Flynn è più volte incorsa in battute a vuoto clamorose e non si riscatterà con questa proposta.

Il ricordo di lavori quali Catharsis e Unatoned è ancora tristemente vivo tra gli appassionati (sono album e non singoli, lo so, ma questa semmai è un’aggravante), ma la speranza di risentire qualcosa di buon livello non passa mai, quando i numeri ci sono. Speranza vana, se affidata a canzoni come Sutures. Non che al pezzo manchi una buona carica, messa in luce anche dalla produzione affidata a Zack Ohren (All Shall Perish, Fallujah), affiancato dallo stesso Flynn: il problema sta infatti altrove.

Sutures è infatti inquadrabile come stilisticamente prossimo a quanto ascoltabile in Unatoned, quindi un pezzo estremamente ibrido, che gioca a tenere il piede in più staffe. Dal metalcore a vari altri stili contigui. Nulla di male in ciò, dato che proporre qualcosa che voglia fare sintesi tra più tendenze musicali è fatto normale da che musica incontra musica. Ma se nelle parti più tirate il pezzo è ancora accettabile – a patto di non aspettarsi nulla di particolare, ma solo di dignitoso e men che mai di originale – l’arrivo del ritornello spazza via ogni remora nel giudizio.

Pubblicità

Quello che urta non è infatti il saccheggiare a piene mani da modi ormai manieristici di costruire una canzone e nemmeno il copia-incolla stilistico cui abbiamo accennato. È proprio quell’apertura melodica che strizza l’occhio al commerciale a cozzare con l’atmosfera generale del brano. Tanto che, oltre a sembrare posticcio, pianificato a tavolino per “acchiappare” ascoltatori al di fuori di ciò che l’inizio del pezzo sembrerebbe circoscrivere, lascia intuire una deriva di un certo tipo. Peraltro comune a più di una band, se è per questo.

Leggi anche: Recensione di “Volume V”, il nuovo album dei Down: groove metal, riff devastanti e l’ombra di Ozzy.

Sutures, alla fine, non è così brutta come canzone, questo va detto, ma il difetto di non essere vera fino in fondo non le si può perdonare.

Machine Head – Sutures

Leggi anche: GODSNAKE – “No Happy End”: il ritorno della forza thrash/metal di Amburgo

Robb Flynn, voce e chitarra
Reece Scruggs, chitarra
Jared MacEachern, basso
Matt Alston, batteria

Altri Articoli di – Francesco Gallina

Altro per te

Link affiliati: se acquisti, BACKdigit riceve una piccola commissione senza costi per te.

PDF Strumenti PDF gratis Nel browser, senza upload Apri gli strumenti

🔒

Contenuto riservato

Per scaricare questo file devi prima registrarti oppure accedere con il tuo account.

XWhatsAppTelegram