Ian Hill lascia i Judas Priest: il tempo passa, anche le leggende dell’heavy metal si fermano

C’è un altro modo, oltre al fatto che il soggetto passi a miglior vita, per fortuna meno tragico ma pur sempre tristissimo, per accorgersi che un’era musicale si avvia inesorabilmente al tramonto. E questo accade quando un membro che fa parte da sempre della line-up di una band che ha segnato la storia della musica decide di abbandonare. A volte per stanchezza, per dedicarsi finalmente alla famiglia o per sopraggiunta noia, in altri casi perché il fisico non asseconda più le proprie aspettative. Altre ancora, per un complesso di queste cause. Allora si decide di fare un passo indietro, a malincuore. Ed è questo il caso di Ian Hill, bassista dei Judas Priest. Anzi, ex bassista, ormai.

Non che il buon Ian sia mai stato l’uomo in prima fila nell’economia musicale ed estetica della band. In questo potrebbe essere assimilato a Cliff Williams degli AC/DC (nessun paragone musicale, ovvio), ma il musicista di West Bromwich era sempre stato lì, con le sue linee di basso semplici e la sua presenza rassicurante in seconda fila sul palco. Come una boa posta al largo. La vedi lontana e sai che ci puoi sempre contare. Cinquantasei anni al servizio del gruppo, della musica e delle nostre scapocciate, dedicate quasi esclusivamente ai due chitarristi e a Rob Halford. Eppure, adesso che ha lasciato, l’assenza che si avverte non è tanto quella legata a un fatto meramente musicale – da quel punto di vista la sostituzione è relativamente semplice – quanto quella che deriva dalla consapevolezza che panta rei, che il tempo si porta via tutto e che non puoi assolutamente impedirglielo. È questo a fare realmente male. Così come si era già presa quasi integralmente, sempre per ragioni di salute, la presenza sul palco di Glenn Tipton.

Ian Hill lascia i Judas Priest

I Judas Priest andranno avanti ancora per un po’, almeno finché anche il buon Rob riuscirà a farlo, e poi anche su questo gloriosissimo gruppo calerà il sipario. Ma, come già ribadito altre volte, non sono e non saranno solo le assenze a pesare. È che, anche se dentro di noi siamo rimasti diciottenni per sempre, capita sempre qualcosa che ci rammenta che non è così e che, in realtà, abbiamo un grande futuro solo alle spalle. C’est la vie, appunto, ma è brutto lo stesso sbatterci il muso contro.

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Grazie di tutto anche a te, Ian.

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Problemi alla spalla e al pollice

«È curioso, perché gli ultimi due tour sono stati un po’ difficili. Questo problema riguarda fondamentalmente la spalla e il pollice: ho un grosso nodulo sul pollice, causato dall’artrite. Ho avuto difficoltà con questo problema negli ultimi tour. E purtroppo non se ne va, ed è una di quelle cose che peggiorano col passare del tempo. […] Abbiamo fatto sei spettacoli in otto giorni. Così, durante la tappa di Bruxelles, il tendine si è rotto. […] Proprio prima del bis ho sentito uno schianto e un dolore acuto e bruciante, e ho pensato: “Ecco fatto. Adesso è finita”. […] Ora devo farmi visitare da degli specialisti. […] Il medico mi ha esposto un programma. Non vuole mandarmi a fare un intervento chirurgico, il che è una buona notizia. Se dovessi fare un intervento, ha detto che non ci sono garanzie che funzionerà. […] Così ho deciso di chiudere adesso. […] Nel corso degli anni ho trascurato la vita familiare. Mi è costato due matrimoni. Così ho deciso, d’ora in poi, di passare un po’ di tempo con la famiglia e gli amici».

E non c’è altro da aggiungere. Purtroppo.

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