Dal 41° piano del Palazzo della Regione Piemonte, con Torino distesa sotto un cielo limpido e le Alpi a fare da sfondo, la conferenza stampa di Monferrato On Stage ha restituito immediatamente la dimensione di un progetto che vuole andare oltre il semplice calendario musicale.
L’incontro, ospitato nelle sale panoramiche della Regione Piemonte, ha avuto un tono istituzionale ma mai distante, alternando momenti di presentazione tecnica a passaggi più emozionali dedicati all’identità del territorio monferrino.
Monferrato On Stage come piattaforma culturale diffusa

Fin dalle prime parole dei relatori è emersa con chiarezza la volontà di consolidare Monferrato On Stage come piattaforma culturale diffusa. Capace di unire spettacolo, turismo lento, promozione enogastronomica e valorizzazione dei piccoli comuni.
Tra i protagonisti della mattinata sono intervenuti rappresentanti della Fondazione MOS, amministratori locali e figure istituzionali piemontesi. Tutti accomunati da un messaggio preciso: il Monferrato deve essere raccontato attraverso esperienze autentiche e condivise.
Particolarmente significativo l’intervento del presidente della Fondazione MOS, Cristiano Massaia, che ha sottolineato il valore della rete costruita negli anni tra amministrazioni comunali, imprese locali, associazioni culturali e operatori turistici.
La conferenza ha evidenziato come il festival sia ormai diventato un progetto territoriale strutturato. Capace di coinvolgere comunità differenti mantenendo però una linea narrativa coerente e riconoscibile.
La direzione artistica di Ettore Caretta
Grande attenzione è stata riservata anche alla direzione artistica affidata a Ettore Caretta. Descritta come elemento fondamentale per mantenere un equilibrio tra qualità musicale, accessibilità degli eventi e radicamento territoriale. Tra gli ospiti possiamo menzionare: Simona Molinari, Modena City Rumblers, New Trolls, Chiara Buratti, e tanti altri artisti.
Nel corso della presentazione sono stati illustrati i comuni coinvolti nell’edizione 2026, distribuiti tra Astigiano, Monferrato Alessandrino e aree collinari limitrofe. Con l’obiettivo di creare un itinerario culturale diffuso lungo tutta l’estate.
Tra i centri citati figurano: Villafranca d’Asti, Lauriano, Albugnano, Cocconato. Ma anche Roatto, Ferrere, Ovada, S.Marzano Oliveto, Casalborgone, Cavagnolo, Piea, Moncalvo, Portocomaro, Camerano, località che rappresentano il cuore operativo della manifestazione.
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Ogni comune sarà chiamato a interpretare il festival secondo la propria identità, valorizzando piazze storiche, cortili, vigneti, castelli e spazi panoramici. Trasformati per l’occasione in luoghi di incontro e spettacolo.
La sostenibilità organizzativa
Molto interessante il passaggio dedicato alla sostenibilità organizzativa, affrontata non come semplice slogan, ma come metodo concreto di collaborazione con produttori locali, volontari, Pro loco e realtà associative del territorio.
I relatori hanno insistito sulla necessità di mantenere viva la dimensione umana del festival, evitando una crescita impersonale e privilegiando invece la qualità dell’esperienza per residenti e visitatori.
Durante la conferenza sono state mostrate immagini delle passate edizioni: tavolate tra le vigne, concerti al tramonto, piazze gremite e scorci collinari che hanno contribuito a creare un racconto visivo molto efficace.
L’aspetto gastronomico come parte integrante di Monferrato On Stage
L’aspetto gastronomico è stato descritto come parte integrante dell’esperienza Monferrato On Stage, con una particolare attenzione alle produzioni vitivinicole, alle cucine tradizionali piemontesi e alle eccellenze agricole locali.
Più volte è stato ribadito come il festival rappresenti anche un’opportunità economica concreta per i piccoli centri coinvolti, grazie all’indotto generato da turismo, ristorazione e ospitalità diffusa.
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Interessante anche il riferimento al pubblico sempre più trasversale della manifestazione, capace di attirare giovani, famiglie, appassionati di musica e visitatori interessati a un turismo meno frenetico e più esperienziale.
Nel corso della mattinata non sono mancati momenti di leggerezza e dialogo informale tra i partecipanti, segnale evidente di una manifestazione che conserva ancora un forte carattere relazionale.
L’impressione finale lasciata dalla conferenza stampa torinese è quella di un festival ormai maturo, capace di utilizzare la musica come strumento per raccontare il paesaggio, la cultura e la socialità del Monferrato contemporaneo.

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