Marco Pesenti, in arte “Peso”, non è stato solo il batterista e il fondatore dei Necrodeath e dei Sadist. È il batterista che ha inventato un modo di suonare estremo in Italia.
Nel corso degli anni, la sua versatilità lo ha portato a mettersi in gioco in più situazioni trascendendo il semplice ruolo di batterista heavy.
Estremamente rilevanti sono le sue doti di compositore e i suoi viaggi nella sperimentazione con le percussioni.
Peso ha suonato nei maggiori palchi internazionali, assieme ai mostri sacri del metal e ha registrato album che hanno fatto la storia della musica estrema; iniziando ad imporsi in anni nei quali solo i pochi veramente talentuosi avevano la possibilità di essere presi in considerazione da una casa discografica.
Nota è anche la sua attività come insegnante che lo vede impegnato ormai da anni in alcune delle più prestigiose scuole liguri.
Dopo la reunion dei Necrodeath avvenuta nel 1998, questo talentuoso musicista ha suonato in lungo e in largo per l’Europa, ma non ha disdegnato di dedicarsi ad altri progetti, tra i quali spiccano Digeridrum, Raza de Odio e Mondocane, Odyssea Project e Gosthrider (band con cui ha esordito).
La recente notizia dello scioglimento della band è stata vissuta da molti con un comprensibile senso di dispiacere e delusione, ma il nostro non ha tardato ad annunciare il nuovo capitolo del suo percorso, il cui titolo è Peso666. Un lavoro prodotto da Pier Gonella che vede la partecipazione di un’impressionante schiera di ospiti illustri. Già pronta è la nuova live band, composta da Luca Masperone, Valentina Rosasco e Oscar Morchio, con la quale Peso riprenderà a calcare i palchi.
Backdigit lo ha incontrato per parlare di fine, di ripartenza e di cosa significa fare metal estremo a 60 anni senza etichetta, ma con la stessa fame del 1984.
Articolo a cura di Diego Banchero

Ciao Peso, benvenuto su Backdigit. 27 dicembre 2025, Last Show Ever. Cosa ti è passato per la testa quando hai posato le bacchette dopo 40 anni di Necrodeath?
Peso: La giornata del 27 dicembre è stata incredibile! Avevamo lavorato tanto per preparare l’evento: ospiti, band di apertura e i Bulldozer che facevano i pezzi dei Venom con Tony Dolan dei Venom Inc. Quando la serata è finita ho trattenuto a stento le lacrime per l’emozione.
A dire il vero tutto il tour d’addio è stato emozionante. Alla fine di ogni concerto mandavamo Il Lago dei Cigni di Tchaikovsky, che è anche l’intro del carillon di Into the Macabre. In quei tre minuti in cui restavamo sul palco con quella musica in sottofondo ho visto gente commossa. Da pelle d’oca.
L’ultima data mi ha dato una grande felicità. Nessuno in Italia ha fatto un tour d’addio simile al nostro. Bellissimo anche il dopo concerto, con due ore al banchetto del merch con i fan.
Il giorno dopo abbiamo festeggiato con un pranzo offerto da noi a tutta la crew, per ringraziare chi ci ha sostenuto. E il giorno dopo ancora sono entrato in studio per mettere in cantiere Peso666. Quella esperienza mi ha dato una carica pazzesca dal punto di vista compositivo.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che era davvero il momento di chiudere?
Peso: Un momento preciso non c’è stato, ma con Flegias ne parlavamo da anni: chiudere al quarantesimo anno. Nonostante ostacoli, delusioni e soddisfazioni, riteniamo di aver raggiunto il nostro obiettivo. L’ondata Covid del 2020 è stata uno spartiacque: oltre a bloccarci e rallentarci, è stata seguita da profondi cambiamenti negativi. Da allora le condizioni per suonare dal vivo sono peggiorate nettamente e, dopo una riunione, abbiamo deciso che non valeva più la pena continuare. Non avevamo voglia di sgomitare per suonare. Flegias e GL mi hanno spronato a comporre le canzoni di un ultimo album, Arimortis. Non ero molto ispirato, ma ho sentito di dover chiudere il cerchio e l’ho affrontato come un lavoro, con il supporto costante di Pier Gonella.

Se dovessi spiegare a un ragazzo del 2026 che non ha mai ascoltato metal estremo perché i Necrodeath sono stati importanti, cosa gli diresti?
Peso: Un artista acquisisce importanza se è il primo a fare una determinata cosa, a proporre qualcosa di nuovo. Lasci il segno se sei un pioniere. Quando abbiamo iniziato noi, suonare metal estremo era una cosa da extraterrestri e le porte ci sono state chiuse da tutti, non tanto dai media mainstream – che per fortuna non si interessano a questa musica, perché il metal va avanti con canali alternativi e rimane una cosa per veri appassionati – ma dai locali che facevano musica dal vivo e trattavano solo altri generi.
Nei primi cinque anni, prima del primo scioglimento, dal 1985 al 1990, abbiamo fatto sei concerti auto-organizzati. La cosa positiva era che riuscivamo a riempire i teatri. I primi gruppi come Extrema, Necrodeath, Bulldozer, Schizo e anche i Death SS sono importanti per aver dato il via a un movimento che si è sparso in tutta Italia.

1° gennaio 2026 ti chiudi in studio per otto mesi da solo. Batteria, basso e per la prima volta voce. Cosa ti ha spinto a metterti così a nudo?
Peso: Dopo la data d’addio ho fatto una vacanza in Sardegna per staccare, ma allo stesso tempo mi sono ricaricato al massimo per entrare in studio.
Appena ho potuto, ho voluto registrare anche qualche traccia di basso – non tutte perché ho capacità tecniche limitate su questo strumento, il resto le ha suonate Pier, e poi ce n’è una registrata da Valentina e una da Oscar.
Io non sono un cantante, ma per anni ho mandato a Flegias le demo dei testi per fargli capire le parti che avevo scritto. Avrà un archivio di provini in cui canto in maniera molto grezza. Ho deciso di cimentarmi alla voce e per fortuna la tecnologia di studio mi ha aiutato parecchio, poi ci sono stati gli interventi degli ospiti, in particolare Luca Masperone che sarà anche il cantante della live band. E un grosso aiuto da Eric Forrest dei Voivod, che oltre ad aver partecipato su Dark Sacrifice ha realizzato le backing vocals su tutti gli altri pezzi. Non è stata una cosa affrontata da solo.
Dal vivo io suonerò la batteria e ci sarà una band vera e propria.
Apollyon con Mantas dei Venom come primo singolo è una dichiarazione d’intenti pesante. Come è nata? E le 300 copie fisiche in autoproduzione: scelta artistica o necessità del 2026?
La collaborazione con Mantas è stata molto spontanea. Tra noi c’è un’amicizia che dura da diversi anni. Ho avuto il privilegio di dividere il palco con lui ai tempi degli Empire of Evil, poi quando il batterista li lasciò mi chiamarono per suonare con loro, ma dovetti declinare e li misi in contatto con Francesco La Rosa, che rimase con loro un anno prima che riformassero i Venom Inc. con il ritorno di Abaddon.
Mantas in passato ha già fatto un’ospitata su un singolo dei Necrodeath, ma quest’ultima nasce da una delle date del tour d’addio vicino a Parigi dove lui era ospite sul palco. Lì gli ho chiesto se voleva partecipare al mio disco. Sapendo che avrei cantato, si è offerto anche di fare dei cori, cosa che ho accettato volentieri. Quest’estate ci siamo visti in Portogallo e abbiamo passato una giornata assieme. Con lui c’è proprio un filo diretto.
Sull’autoproduzione: è stata dettata dalla voglia di non condividere questa esperienza con altri. Volevo la massima libertà. Questo disco non ha alcun obiettivo da raggiungere e non necessita di una casa discografica che lo promuova. È stato realizzato solo per una mia necessità artistica, per un’urgenza espressiva forte. Le ondate di ispirazione come quella che mi ha portato a scrivere questo album mi arrivano periodicamente. Ora mi farà piacere fare qualche concerto, ma con la massima tranquillità.

Insegni batteria da anni, anche percussioni per bambini. Cosa insegna a un ragazzino un batterista autodidatta a 14 anni nell’era pre-internet?
Peso: Mi interessa trasmettere la passione, perché se i ragazzi avranno questo interesse rimarranno fuori dai guai e avranno come compagna di vita la batteria, che alimenterà anche la loro autostima. Questo indipendentemente dal livello che raggiungeranno, che è l’aspetto che mi interessa meno. Ognuno deve vivere questa esperienza a suo modo, ma con passione. Vale anche per gli adulti, ma soprattutto per i più piccoli.

Live band già pronta. Quando vi vediamo sul palco e cosa dobbiamo aspettarci? Sarà più Necrodeath, più Sadist, o altro?
In questi giorni stiamo lavorando assiduamente per proporre dal vivo tutto l’album. Il primo release party sarà alla Centrale di Erba e poi suoneremo a Rapallo e successivamente a Roma assieme ad altri gruppi. Secondo me Peso666 avrà una sua identità soprattutto dal vivo, anche perché suoneremo con due bassi – forse ricorderemo più Il Ponte del Diavolo che i Necrodeath. Ci sarà anche l’apporto ritmico di Oscar alle percussioni. Spero che l’impronta del gruppo esca.
Parliamo del logo. Come è nato?
Peso: Dobbiamo ringraziare Stefano Rumich, cantante dei Cryptonomicon e batterista dei Sinister, artista a 360° e pittore, che lo ha realizzato con un lavoro di mesi in cui ci siamo confrontati molto. Il logo rappresenta i miei tre gruppi preferiti: Venom, Black Sabbath e Slayer, che non hanno influito necessariamente sulle sonorità del disco, ma che sono stati riferimenti importanti. Il caprone è il simbolo dei Venom, il pipistrello quello dei Black Sabbath e le catene ricordano gli Slayer di Kerry King, che le ha sempre portate sul palco. Il logo mi piace tantissimo e speriamo che porti fortuna.
Ti lascio un ultimo spazio per dire qualcosa ai tuoi fan.
Peso: Saluti a tutti i vostri lettori e grazie per l’attenzione. Non farò un sito ufficiale, ma potete cercare la pagina Facebook Peso666!
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