Recensione – Spider-Man: Brand New Day, un nuovo inizio per Peter Parker
Con Spider-Man: Brand New Day, Peter Parker si trova davanti alla sfida più difficile: dopo aver perso tutto ciò che lo legava al passato, deve ricostruire la propria identità senza più nessuno al suo fianco. Un nuovo giorno per l’Uomo Ragno, ma anche una nuova prova per un personaggio che da oltre vent’anni continua a reinventarsi sul grande schermo.

È finalmente arrivato nelle sale italiane Spider-Man: Brand New Day, quarto capitolo della saga dedicata all’Uomo Ragno all’interno del Marvel Cinematic Universe, diretto da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli) e scritto da Chris McKenna ed Erik Sommers.
Il film vede il ritorno di Tom Holland nei panni di Peter Parker/Spider-Man, affiancato da Zendaya, Jacob Batalon, Sadie Sink, Jon Bernthal, e Mark Ruffalo.
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Il ritorno di Spider-Man dopo gli eventi di No Way Home
La sfida più difficile per Spider-Man non è mai stata affrontare il nemico di turno. È riuscire, dopo oltre vent’anni di cinema e decine di incarnazioni, a trovare ancora qualcosa di nuovo da raccontare. Spider-Man: Brand New Day raccoglie questa eredità con ambizione e, almeno in parte, riesce nell’impresa.
Il nuovo capitolo riparte dalle conseguenze di Spider-Man: No Way Home. Peter è solo, dimenticato da tutti, costretto a ricostruire da zero una vita che nessuno ricorda più. È un punto di partenza interessante, forse il più promettente degli ultimi anni per il personaggio, perché riporta Spider-Man a una dimensione più umana, più vulnerabile e meno dipendente dai grandi eventi che hanno caratterizzato l’ultima fase del Marvel Cinematic Universe.
Tom Holland continua a essere un Peter Parker credibile e coinvolgente, capace di alternare leggerezza e malinconia con naturalezza. La sua interpretazione rimane uno dei punti di forza del film, soprattutto perché riesce a restituire il lato più fragile del personaggio, quello di un ragazzo chiamato a convivere con responsabilità più grandi di lui.
Anche la regia di Destin Daniel Cretton sceglie spesso di privilegiare il lato più terreno del supereroe, adottando toni più dark e un approccio visivo più maturo, con sequenze d’azione dinamiche e una maggiore attenzione al rapporto tra Peter e la città che protegge.

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Un film Marvel più personale, ma con qualche limite
Anche il tono convince. Spider-Man: Brand New Day evita quasi sempre l’ironia eccessiva che ha caratterizzato diversi recenti cinecomic Marvel, provando a costruire un equilibrio tra spettacolo ed emozione. Il risultato è un film che si lascia seguire con piacere e che, soprattutto nella prima parte, dà la sensazione di voler raccontare una storia più personale rispetto ai suoi predecessori.
È quando la narrazione comincia ad allargarsi che emergono le prime difficoltà. Le sottotrame aumentano, nuovi personaggi entrano progressivamente in scena e il racconto perde parte della compattezza con cui era iniziato. Non si tratta di una sceneggiatura confusa, quanto piuttosto di una scrittura che fatica a scegliere davvero quale direzione privilegiare, finendo per distribuire l’attenzione su molti elementi senza approfondirli fino in fondo.
Anche la durata, superiore alle due ore, finisce per pesare. Non perché il film sia privo di ritmo o di momenti spettacolari, ma perché alcune sequenze sembrano prolungarsi oltre il necessario e diversi passaggi avrebbero probabilmente beneficiato di un montaggio più asciutto.
La sensazione è che Spider-Man: Brand New Day abbia molte idee interessanti, ma non sempre riesca a organizzarle in una progressione narrativa davvero incisiva. Il film cerca di raccontare molto, forse troppo, senza sempre trovare il giusto equilibrio tra le diverse anime del racconto.

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Spider Man Brand New Day: un passo nella direzione giusta per Spider-Man
Questo, però, non significa che il film deluda. Al contrario, rappresenta probabilmente uno dei capitoli più solidi della recente produzione Marvel. Ha una chiara identità, evita di affidarsi esclusivamente all’effetto nostalgia e dimostra la volontà di riportare Spider-Man al centro del racconto, senza trasformarlo continuamente in un tassello di un universo più grande di lui.
Forse è proprio questo l’aspetto più incoraggiante. Spider-Man 2026 non rivoluziona il personaggio e non raggiunge le vette delle migliori avventure cinematografiche dell’Uomo Ragno, ma lascia intravedere una direzione precisa, più intima e consapevole.
Per ora resta un film riuscito a metà tra il racconto di formazione e il blockbuster supereroistico. Coinvolgente, spesso divertente, a tratti emozionante e complessivamente superiore a gran parte delle ultime uscite Marvel. Non è ancora il nuovo punto di riferimento del personaggio, ma è un passo nella direzione giusta.
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