Sulle ali della melodia: a Trieste la musica diventa incontro, emozione e messaggio di pace

Sulle ali della melodia: alla Sala Luttazzi del Magazzino 26 un viaggio dallโ€™opera alle melodie senza tempo, tra voci, teatro e suggestioni. Il sostegno del patron Georg Buchel e il prezioso lavoro organizzativo di Sibilla Serafini.

Nella suggestiva cornice della Sala Luttazzi del Magazzino 26, al Porto Vecchio di Trieste, โ€œSulle ali della Melodia โ€“ dallโ€™opera alle melodie senza tempo, un volo tra le emozioniโ€ ha proposto un itinerario musicale ampio e volutamente trasversale, capace di attraversare epoche, generi e differenti tradizioni interpretative.

SULLE ALI DELLA MELODIA: UN CONCERTO NEL QUALE L’OPERA HA DIALOGATO CON IL MUSICAL

Un concerto nel quale lโ€™opera ha dialogato con il musical, la chanson e la grande canzone internazionale, seguendo un filo conduttore semplice quanto universale: la melodia come espressione immediata dellโ€™emozione e come possibilitร  dโ€™incontro fra sensibilitร  differenti.

Sulle ali della melodia

La stessa immagine scelta per la locandina suggeriva efficacemente questa chiave di lettura: una grande fenice avvolta dal fuoco, le cui ali sembrano trasformarsi in pentagrammi e note musicali. Una creatura che rinasce e torna a volare, metafora appropriata di una musica che attraversa il tempo, cambia linguaggi e forme, ma conserva intatta la propria capacitร  di parlare allโ€™uomo.

La manifestazione, realizzata con il sostegno del Comune di Trieste โ€“ Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, ha riunito il soprano Elisa Iovele, il mezzosoprano Sibilla Serafini, il tenore Ennio Ficiur, il basso Dante Roberto Muro e il crooner Mauro Berton, con Corrado Gulin al pianoforte e la partecipazione straordinaria del maestro Stefano Casaccia al flauto dolce.

GEORG BUCHEL, IL PATRON CHE SCEGLIE DI STARE ACCANTO ALLA MUSICA

Sulle ali della melodia

Un ruolo particolare nella realizzazione e nello spirito della serata va riconosciuto al patron Georg Buchel, presente attraverso โ€œPiccolo Georg & Friendsโ€.

La sua figura assume un significato che va oltre il semplice sostegno a un evento. In un momento nel quale organizzare musica dal vivo significa confrontarsi con difficoltร  economiche, logistiche e con una crescente frammentazione del pubblico, il mecenatismo culturale recupera una funzione antica e, nello stesso tempo, estremamente contemporanea.

Il patron piรน lungimirante non cerca di occupare lo spazio degli artisti: contribuisce piuttosto a crearlo. Sostenere la musica significa rendere possibili occasioni nelle quali interpreti e pubblico possano incontrarsi, favorendo quella circolazione delle idee e delle emozioni che costituisce uno degli aspetti piรน profondi della cultura.

Georg Buchel ha incarnato proprio questa idea: non protagonista del palcoscenico, ma presenza capace di contribuire affinchรฉ quel palcoscenico potesse esistere e parlare alla cittร .

Una concezione del mecenatismo che ha trovato, nei saluti finali, anche una significativa dimensione civile.

DALLโ€™OPERA ALLA CANZONE: UNA DRAMMATURGIA DEL RICORDO

Il programma era strutturato in due parti chiaramente caratterizzate. La prima apparteneva prevalentemente al mondo dellโ€™opera e del teatro musicale; la seconda conduceva il pubblico verso il musical, la chanson e alcune fra le melodie piรน celebri della canzone internazionale.

Dietro lโ€™apparente eterogeneitร  dei titoli emergeva cosรฌ una precisa idea drammaturgica: partire dalla voce educata dal teatro dโ€™opera per arrivare alla voce consegnata alla memoria collettiva del Novecento.

Bellini, Bizet, Verdi, Donizetti, Rossini e Mozart costituivano la prima costellazione; Bernstein, Lloyd Webber, ร‰dith Piaf, Elvis Presley, Frank Sinatra e Henry Mancini conducevano invece verso un differente universo sonoro.

Non una contrapposizione, dunque, ma un viaggio attraverso modi diversi di trasformare la parola in canto.

LE VOCI DELLโ€™OPERA

Con โ€œVi ravviso, o luoghi ameniโ€ da โ€œLa sonnambulaโ€ di Vincenzo Bellini, Dante Roberto Muro affrontava una pagina nella quale la voce di basso non puรฒ affidarsi soltanto allโ€™autorevolezza del registro grave. Bellini domanda soprattutto continuitร  della linea melodica, nobiltร  del fraseggio e quella particolare sospensione temporale che costituisce uno dei segreti del suo canto.

Muro tornava poi con โ€œLe femmine dโ€™Italiaโ€ da โ€œLโ€™italiana in Algeriโ€ di Gioachino Rossini, pagina di carattere completamente diverso, nella quale la vocalitร  deve acquistare mobilitร , ironia e senso teatrale.

Il passaggio fra Bellini e Rossini permetteva cosรฌ di ascoltare due differenti volti della voce di basso: lirico e contemplativo il primo, brillante e scenicamente vivace il secondo.

LA BRILLANTE PRESENZA DI DANTE ROBERTO MURO

Sulle ali della melodia

Una presenza, quella di Dante Roberto Muro, che assume inoltre il sapore di un ideale preludio a un nuovo importante impegno artistico: nelle prossime settimane il basso sarร  infatti a Londra per interpretare Ramfis nellโ€™โ€œAidaโ€ di Giuseppe Verdi. Un ruolo autorevole e solenne, che richiede profonditร  vocale, presenza scenica e incisivitร  declamatoria, e che segna per lโ€™artista un nuovo appuntamento con uno dei grandi capolavori del repertorio verdiano.

Con โ€œLa donna รจ mobileโ€ dal โ€œRigolettoโ€ di Verdi, Ennio Ficiur si confrontava invece con una delle pagine piรน universalmente conosciute del repertorio tenorile. Ed รจ proprio questa notorietร  a rappresentarne una delle maggiori difficoltร : quando il pubblico conosce quasi ogni nota, lโ€™interprete รจ chiamato a trovare un equilibrio fra tradizione e personalitร .

Elisa Iovele, con โ€œBenedette queste carteโ€ da โ€œLโ€™elisir dโ€™amoreโ€ di Gaetano Donizetti, entrava invece nel territorio del belcanto brillante, dove precisione vocale e caratterizzazione teatrale devono procedere insieme.

A Sibilla Serafini spettava la celeberrima Habanera dalla โ€œCarmenโ€ di Georges Bizet, pagina inevitabilmente legata a un personaggio entrato nellโ€™immaginario universale. Qui seduzione, ritmo e parola devono trovare un equilibrio sottile, perchรฉ Carmen convince soprattutto quando il fascino appare naturale e non costruito.

DUE ZERLINE PER DON GIOVANNI: MOZART DIVENTA TEATRO E SORPRESA

Fra i momenti piรน originali e divertenti della serata merita un rilievo particolare โ€œLร  ci darem la manoโ€ dal โ€œDon Giovanniโ€ di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il celeberrimo duetto nasce dalla seduzione esercitata da Don Giovanni su Zerlina: una pagina apparentemente semplice, ma costruita da Mozart come una perfetta macchina teatrale fatta di invito, esitazione, persuasione e progressivo abbandono.

In questa occasione, perรฒ, la consueta geometria del duetto รจ stata simpaticamente sovvertita.

Dante Roberto Muro si รจ infatti trovato non davanti a una sola Zerlina, ma addirittura a due.

Le ali della melodia: Sibilla Serafini apre la scena nel ruolo femminile

Sulle ali della melodia

Ad aprire la scena nel ruolo femminile รจ stata Sibilla Serafini; nel corso dellโ€™esecuzione รจ quindi subentrata Elisa Iovele, dando vita a un inatteso avvicendamento e trasformando la celebre seduzione mozartiana in un piccolo gioco di teatro nel teatro.

Il duetto รจ cosรฌ progressivamente diventato un divertente trio, con le due โ€œZerlineโ€ riunite accanto a Muro nel finale.

Una trovata scenica spiritosa, capace di sorprendere il pubblico senza snaturare lo spirito mozartiano. Al contrario, proprio il gioco, lโ€™equivoco e il ribaltamento della situazione appartengono profondamente alla natura teatrale del โ€œDon Giovanniโ€.

La doppia Zerlina ha trasformato un duetto celeberrimo in una piccola sorpresa teatrale, dove ironia, complicitร  e musica hanno trovato un felice punto dโ€™incontro.

รˆ stato uno di quei momenti nei quali il concerto ha superato la semplice successione di brani per diventare autentico spettacolo, ricordando come lโ€™opera viva non soltanto nella voce, ma anche nello sguardo, nel gesto e nella relazione fra gli interpreti.

IL FLAUTO DI STEFANO CASACCIA E IL PIACERE DELLA SORPRESA

La partecipazione straordinaria del maestro Stefano Casaccia, al flauto dolce, ha aggiunto un colore strumentale particolare alla predominante dimensione vocale della serata.

Il suo โ€œCan Canโ€ ha assunto quasi la funzione di una brillante apertura, predisponendo il pubblico a un concerto nel quale il rispetto per la tradizione non escludeva il piacere dello spettacolo e della leggerezza.

La presenza del flauto dolce allโ€™interno di un repertorio tanto eterogeneo rappresentava inoltre una curiosa e piacevole deviazione timbrica, dimostrando come uno strumento possa uscire dalle categorie nelle quali lโ€™abitudine tende talvolta a confinarlo.

CORRADO GULIN, Lโ€™ARCHITETTURA DISCRETA DEL PIANOFORTE

In una serata costruita intorno alle voci, il ruolo del pianista rischia talvolta di apparire al pubblico come semplice accompagnamento. In realtร  rappresenta una delle strutture portanti dellโ€™intero concerto.

Corrado Gulin รจ stato chiamato a sostenere un percorso stilisticamente molto ampio, passando dallโ€™opera italiana al repertorio internazionale, dal musical alla canzone.

Accompagnare cantanti differenti significa conoscere e prevedere il loro respiro, sostenerne il fraseggio, assecondarne le intenzioni senza sovrastarle e modificare continuamente tocco, dinamica e colore.

Quella del pianista accompagnatore รจ dunque una sorta di regia musicale discreta: tanto piรน efficace quanto meno reclama attenzione per sรฉ, mantenendo perรฒ unito lโ€™intero arco della serata.

DOPO Lโ€™INTERVALLO CAMBIA IL PAESAGGIO SONORO

I dieci minuti dโ€™intervallo indicati nel programma non rappresentavano soltanto una pausa materiale, ma segnavano una vera cesura estetica.

Con โ€œWhat a Wonderful Worldโ€, affidata a Mauro Berton, il concerto entrava decisamente nel territorio della grande canzone del Novecento.

Qui la qualitร  interpretativa non dipende soltanto dallโ€™estensione o dalla proiezione vocale, ma dalla capacitร  di raccontare, rendendo credibile anche la frase musicalmente piรน semplice.

Berton, presentato come crooner, costituiva cosรฌ un interessante contrappeso stilistico alle voci di impostazione lirica, rendendo evidente uno degli assunti piรน interessanti dellโ€™intero progetto: ogni repertorio possiede un proprio ideale vocale e un proprio modo di comunicare lโ€™emozione.

Con โ€œCanโ€™t Help Falling in Loveโ€ e soprattutto con โ€œMy Wayโ€, Berton entrava inoltre in un territorio carico di memorie interpretative. Brani tanto conosciuti impongono una sfida particolare: evocare inevitabilmente i grandi modelli senza trasformarsi nella loro imitazione.

BERNSTEIN, โ€œMEMORYโ€ E PIAF: QUANDO CAMBIA IL MODO DI RACCONTARE

Ennio Ficiur affrontava โ€œMariaโ€ da โ€œWest Side Storyโ€ di Leonard Bernstein, una delle pagine piรน emblematiche dellโ€™incontro fra vocalitร  lirica e musical americano.

La scrittura di Bernstein richiede slancio ma anche naturalezza della parola. Il nome โ€œMariaโ€ diventa esso stesso materia musicale, trasformandosi progressivamente in desiderio e canto.

Con โ€œMemoryโ€ dal musical โ€œCatsโ€, Elisa Iovele incontrava invece una delle melodie teatrali piรน riconoscibili del secondo Novecento, una pagina costruita attraverso una progressione emotiva che dallโ€™intimitร  conduce verso unโ€™intensa espansione lirica.

A Sibilla Serafini spettava invece โ€œLa vie en roseโ€, indissolubilmente legata alla memoria di ร‰dith Piaf.

Proprio brani come questo mostrano quanto sottile sia il confine fra interpretazione e imitazione. Quando una canzone porta con sรฉ lโ€™impronta quasi inseparabile di unโ€™interprete leggendaria, la sfida consiste nel rispettarne la memoria trovando contemporaneamente una propria veritร  espressiva.

โ€œMOON RIVERโ€, LA SEMPLICITร€ CHE RIUNISCE LE VOCI

Verso il finale, โ€œMoon Riverโ€ di Henry Mancini, affidata a tutti gli interpreti, assumeva unโ€™evidente forza simbolica.

Dopo un concerto costruito sullโ€™alternanza di differenti personalitร  vocali, una melodia cinematografica universalmente riconoscibile diventava il luogo dellโ€™incontro.

โ€œMoon Riverโ€ รจ una composizione che sembra semplice proprio perchรฉ nasconde con eleganza la propria raffinatezza. La linea melodica procede senza ostentazione, evocando distanza, nostalgia, viaggio e desiderio.

Collocarla nella parte conclusiva significava dunque ricondurre le differenti identitร  vocali verso un denominatore comune: la melodia come territorio nel quale generazioni, tecniche e linguaggi diversi possono riconoscersi.

IL BRINDISI DI VERDI COME RITO COLLETTIVO

Come bis, โ€œLibiamo neโ€™ lieti caliciโ€ dalla โ€œTraviataโ€ di Giuseppe Verdi ha costituito una conclusione festosa e quasi inevitabile.

Il celebre brindisi ha da tempo superato i confini della propria collocazione operistica per trasformarsi in un rito musicale collettivo, immediatamente riconoscibile anche da chi non frequenta abitualmente il teatro dโ€™opera.

Dopo aver attraversato Mozart, Bellini, Rossini, Bizet, Donizetti, Bernstein, Piaf, Mancini e la grande canzone internazionale, ritornare a Verdi significava idealmente chiudere il cerchio.

Lโ€™opera, punto di partenza del viaggio, diventava cosรฌ anche il luogo dellโ€™arrivo, questa volta in una dimensione corale, festosa e condivisa.

UN PLAUSO SPECIALE A SIBILLA SERAFINI, ANIMA ORGANIZZATIVA DELLA SERATA

Un plauso particolare va a Sibilla Serafini, non soltanto interprete sul palcoscenico, ma anche organizzatrice della serata, alla quale va riconosciuto il merito di aver dato forma e concretezza a un progetto musicalmente cosรฌ articolato.

Riunire personalitร , registri vocali e repertori differenti, costruendo un percorso capace di muoversi dallโ€™opera alla canzone internazionale senza perdere il filo dellโ€™emozione, richiede passione, sensibilitร  e un considerevole lavoro dietro le quinte.

Serafini ha saputo quindi ricoprire una duplice veste: artista e anima organizzativa dellโ€™evento, unendo alla propria partecipazione musicale il lavoro, meno visibile al pubblico ma fondamentale, necessario affinchรฉ ogni elemento della serata trovasse il proprio spazio.

Il suo impegno acquista ancora maggiore valore considerando la varietร  della proposta, che non si รจ limitata a giustapporre arie e canzoni, ma ha cercato momenti di dialogo, sorpresa e autentica teatralitร .

A Sibilla Serafini va dunque un plauso speciale: dietro le emozioni offerte dal palcoscenico cโ€™รจ anche la determinazione di chi ha saputo immaginare, organizzare e trasformare unโ€™idea musicale in un incontro reale con il pubblico.

GEORG BUCHEL E QUEL MESSAGGIO DI PACE AFFIDATO ALLA MUSICA

รˆ stato perรฒ nei saluti finali che la figura del patron Georg Buchel ha assunto un significato ancora piรน preciso.

Buchel ha voluto infatti evidenziare il messaggio di pace che la musica sa esprimere e trasmettere, offrendo cosรฌ una chiave di lettura piรน ampia dellโ€™intera manifestazione.

Non una considerazione estranea al concerto, ma quasi la naturale conseguenza di ciรฒ che era accaduto sul palcoscenico.

Autori di epoche e nazionalitร  differenti, repertori lontani, stili vocali diversi e personalitร  artistiche autonome avevano convissuto per una sera allโ€™interno dello stesso spazio musicale.

Nei saluti conclusivi Georg Buchel ha affidato alla musica un messaggio di pace: linguaggi differenti possono incontrarsi nellโ€™armonia senza rinunciare alla propria identitร .

รˆ unโ€™immagine semplice, ma particolarmente efficace. Piรน voci non devono diventare una sola voce per creare armonia: devono ascoltarsi, rispettare i rispettivi spazi e trovare una relazione.

In questo senso la musica puรฒ diventare anche metafora della convivenza.

Il richiamo di Buchel alla pace ha quindi dato al suo ruolo di patron una dimensione ulteriore. Sostenere cultura non significa soltanto contribuire alla realizzazione di uno spettacolo: significa credere che creare occasioni di bellezza, ascolto e incontro possieda ancora un valore civile.

LA MUSICA NON CANCELLA LE DIFFERENZE: INSEGNA AD ASCOLTARLE

Il merito di โ€œSulle ali della Melodiaโ€ รจ stato soprattutto quello di non costruire barriere artificiali fra musica cosiddetta โ€œaltaโ€ e repertorio popolare.

Il concerto non chiedeva a Bellini di assomigliare a Sinatra, nรฉ a Mozart di dialogare forzatamente con Piaf. Mostrava piuttosto come, dietro linguaggi molto differenti, rimanga identica una necessitร  profondamente umana: affidare alla voce ciรฒ che la sola parola non riesce pienamente a contenere.

Persino il divertente episodio delle due Zerline, con Sibilla Serafini ed Elisa Iovele che trasformano il duetto mozartiano in un trio insieme a Dante Roberto Muro, finisce allora per assumere un valore simbolico: identitร  differenti entrano in gioco, si alternano, dialogano e infine trovano insieme una conclusione musicale.

Ed รจ qui che le parole finali di Georg Buchel trovano il loro significato piรน autentico.

SULLE ALI DELLA MELODIA: LA MUSICA COME SIMBOLO DI RINASCITA

La fenice che domina la locandina smette di essere soltanto una spettacolare immagine grafica e diventa metafora dellโ€™intera serata: la musica come possibilitร  continua di rinascita, incontro e riconciliazione.

In un tempo nel quale divisioni e conflitti sembrano spesso prevalere sulla capacitร  di ascoltarsi, riunire persone in una sala per condividere Mozart e Verdi, Bellini e Bernstein, Bizet e Piaf non รจ soltanto intrattenimento. รˆ anche, nella sua misura piรน semplice, un gesto culturale.

La musica non cancella le differenze: insegna ad ascoltarle. E quando voci differenti riescono a diventare armonia, anche la pace smette per un istante di essere unโ€™idea astratta.

รˆ forse questo il messaggio piรน bello lasciato da โ€œSulle ali della Melodiaโ€ e ribadito dal patron Georg Buchel nei saluti conclusivi: continuare a credere nella musica come luogo dellโ€™incontro.

Perchรฉ una luce rimanga sempre accesa non basta che qualcuno salga sul palcoscenico. Servono artisti disposti a donare la propria voce, un pubblico disposto ad ascoltare, unโ€™organizzazione appassionata come quella curata da Sibilla Serafini e persone disposte a sostenere la cultura.

E quando queste dimensioni riescono a incontrarsi, la musica non รจ piรน soltanto spettacolo: diventa dialogo, memoria e, soprattutto, un piccolo ma concreto messaggio di pace.

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