LE TECNICHE DI RILASSAMENTO, IN PARTICOLARE IL TRAINING AUTOGENO
Oggi si ricorre spesso alla ricerca del benessere psico-fisico rivolgendo il proprio interesse alle tecniche di rilassamento. In passato si pensava al rilassamento ricorrendo allo yoga e alla meditazione, oggi i confini si sono ampliati e le tecniche sono diventate numerose e tra le più diffuse vi sono la mindfulness ed il training autogeno giunto in Italia molto prima essendo di creazione europea.

Le origini e i principi del training autogeno
L’ideatore di questa tecnica che non è una psicoterapia breve, ma un metodo a breve periodo di apprendimento costituito da 8 esercizi di cui 5 inferiori e 3 superiori, a loro volta gli esercizi inferiori si dividono in 3 esercizi fondamentali e 2 complementari, è stato Joannes Heinrich Schultz che negli anni trenta si soffermò sulla “naturalità” intesa come espressione della struttura psicosomatica nella sua interezza considerando i comportamenti innati; per esempio, nulla è più naturale per l’uomo che respirare, eppure la cultura orientale da millenni dimostra che noi occidentali respiriamo male, impiegando un ritmo irregolare, breve e molto aritmico.
L’origine di tale tecnica, come lo stesso Schultz ha affermato, deriva dall’ipnosi, ma la sua differenza sostanziale consiste nell’ottenimento dei risultati di distensione, rilassamento e benessere che si acquisisce sempre con uno stato di coscienza e di volontà, senza mai perdere il controllo delle proprie facoltà mentali mediante le induzioni suggerite dal terapeuta.
Il training autogeno ha in sé solo il restringimento dagli stimoli esterni e l’attenzione rivolta alla propria mente e al proprio corpo. L’aggettivo “autogeno” sottolinea la capacità di usare questo metodo da soli, dopo averlo appreso e dopo che l’operatore ha individuato gli esercizi adatti.
Come lo yoga si struttura per gradi, lo stesso vale per il training autogeno attribuendo un’importanza sia agli atteggiamenti fisici (posture), che a quelli psicologici (concentrazione).
Il principio fondamentale su cui si fonda questa tecnica consiste come ha scritto Schultz “nel determinare mediante particolari esercizi fisiologico-razionali, una deconnessione globale dell’organismo che, in analogia con le metodologie etero-ipnotiche, permette di raggiungere le realizzazioni proprie degli stati suggestivi”. Per “suggestione” in questo caso, si intende l’esistenza duale in cui uno dei due soggetti (lo psicoterapeuta) determina psichicamente l’altro e la modalità è simile anche in un contesto di gruppo e non individuale.
Training autogeno e tecniche di rilassamento: Benefici, apprendimento e applicazione pratica del metodo
Tuttavia, il cardine del meccanismo del training autogeno è l’ideoplasia, cioè il principio ideomotore in virtù del quale un pensiero espresso con formule verbali interne o con una immagine sono in grado di produrre modificazioni somatiche reali e apprezzabili, che durano nel tempo.
Schultz da medico ha stabilito che se lo stato psichico può influenzare negativamente lo stato somatico (basta pensare alla nevrosi cardiaca o all’ulcera gastrica), può, per lo stesso motivo, influenzarlo positivamente e, di conseguenza modificarlo.
La peculiarità di questo metodo è quella di porre le persone di fronte a compiti precisi coinvolgendole in una vera e continua collaborazione. Le direttive generali, da impartire in questo caso, sono 4: 1) nel training autogeno non importa tanto sapere, ma apprendere e fare; 2) il “saper fare” (cioè la padronanza dei diversi esercizi si acquista con la ripetizione nel tempo, così come per qualsiasi altro apprendimento psico-motorio). Si pensi per esempio allo sport; 3) non si possono esprimere giudizi sulla riuscita del training se non dopo il completamento di tutti gli esercizi inferiori e l’addestramento regolare per alcuni mesi; 4) il training non ha la pretesa di diventare una “convinzione dottrinale”, ma riconosce e agisce solo sul meccanismo psicosomatico essendo ormai riconosciuto come tecnica valida nel mondo.
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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