“I due Papi” al Gobetti: grande teatro di parola, coscienza e umanità – Recensione


I due Papi, al Teatro Gobetti di Torino (LINK), si rivela uno spettacolo di rara intensità, costruito sull’intelligenza del testo e sulla forza assoluta degli interpreti.
La drammaturgia di Anthony McCarten affronta il delicato incontro tra Benedetto XVI e Jorge Mario Bergoglio trasformandolo in un confronto profondamente umano, prima ancora che religioso o politico.

I due Papi al Teatro Gobetti: Benedetto XVI e Bergoglio in scena

Lo spettacolo riesce infatti a parlare di fede, responsabilità, dubbio, solitudine e cambiamento senza mai risultare retorico, mantenendo sempre una straordinaria vicinanza emotiva con il pubblico.
Il cuore pulsante della rappresentazione è il magnifico duello scenico tra Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, entrambi protagonisti di una prova attoriale di altissimo livello.
Giorgio Colangeli costruisce un Benedetto XVI rigoroso, lucido e tormentato, evitando ogni caricatura e restituendo invece la fragilità silenziosa di un uomo schiacciato dal peso del ruolo.


Ogni gesto, ogni pausa e ogni sguardo di Colangeli raccontano il conflitto interiore di un pontefice consapevole della propria stanchezza e della complessità del proprio tempo.
Mariano Rigillo offre invece un Papa Francesco caloroso, diretto e profondamente empatico, capace di portare in scena energia, ironia e una straordinaria umanità quotidiana.
Rigillo riesce a rendere il futuro pontefice argentino incredibilmente vicino agli spettatori, alternando leggerezza e profondità con naturalezza scenica davvero ammirevole.
La relazione tra i due personaggi evolve continuamente durante lo spettacolo, passando dalla diffidenza iniziale a una forma di ascolto reciproco sorprendentemente toccante.

Proprio questo dialogo continuo rappresenta l’aspetto più affascinante della messinscena, perché mostra due uomini diversissimi costretti a confrontarsi sinceramente sulle proprie fragilità.
I momenti migliori nascono spesso dai silenzi, dagli sguardi trattenuti e dalle confessioni più intime, rese credibili da due interpreti capaci di dominare completamente il palcoscenico.

Due interpreti straordinari: Colangeli e Rigillo dominano il palcoscenico

Il pubblico segue con partecipazione ogni scambio tra Benedetto XVI e Bergoglio, riconoscendo nei loro dubbi questioni universali che riguardano potere, coscienza e bisogno di comprensione.
Molto efficace anche il contributo di Anna Teresa Rossini, intensa nelle sue apparizioni, sempre capace di sostenere con equilibrio il tono emotivo della rappresentazione.

Ira Fronten aggiunge dinamismo e sensibilità scenica, mentre Alessandro Giova completa il cast con presenza misurata e perfettamente integrata nell’impianto dello spettacolo.
La regia di Giancarlo Nicoletti sceglie intelligentemente la sobrietà, evitando qualunque spettacolarizzazione e concentrandosi invece sul valore assoluto della parola e dell’interpretazione attoriale.
Nicoletti costruisce così una regia elegante e fluida, capace di accompagnare il pubblico dentro un dialogo complesso senza mai perdere ritmo o tensione narrativa.

Le scene di Alessandro Chiti evocano gli ambienti vaticani con grande equilibrio visivo, utilizzando pochi elementi essenziali ma estremamente efficaci dal punto di vista simbolico.
L’impianto scenografico crea infatti uno spazio sospeso, quasi fuori dal tempo, dove il confronto tra i due protagonisti assume un valore universale e profondamente contemporaneo.
Molto curati anche i costumi di Vincenzo Napolitano, rigorosi ed eleganti, fondamentali nel definire immediatamente identità, ruolo e personalità dei personaggi in scena.

I due Papi al Teatro Gobetti: Una regia sobria per un teatro di parola intenso e universale

La traduzione di Edoardo Erba mantiene intatta la brillantezza della scrittura originale, alternando riflessione filosofica, ironia sottile e momenti di autentica commozione.
Uno degli aspetti più riusciti dello spettacolo è proprio la capacità di affrontare temi enormi con leggerezza intelligente, senza mai appesantire il racconto o perdere umanità.

“I due Papi” non è soltanto uno spettacolo sul Vaticano o sulla Chiesa, ma una riflessione universale sul cambiamento, sull’ascolto reciproco e sulla difficoltà di comprendere l’altro.
La lunga ovazione finale del pubblico torinese conferma il valore di una produzione intensa, raffinata e sostenuta da due interpreti semplicemente straordinari.

CONDIVIDI SU...
0 0 voti
Votami
Iscrizione
Notificami
0 Commenti
Più vecchio
Più nuovo Most Voted
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
0
Fammi sapere cosa ne pensi, per favore commenta.x