La 27ª edizione de La Milanesiana torna a Milano confermandosi uno degli appuntamenti culturali più autorevoli e trasversali del panorama italiano contemporaneo.
Ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, la manifestazione continua a distinguersi per la capacità di intrecciare discipline differenti — letteratura, musica, cinema, filosofia, scienza, teatro, arte, economia e diritto — trasformando ogni incontro in uno spazio di dialogo tra sensibilità, linguaggi ed esperienze diverse.
Nel corso degli anni, La Milanesiana ha costruito un’identità culturale unica, libera dalle convenzioni dei festival tradizionali e orientata invece alla contaminazione delle idee, alla riflessione civile e alla ricerca artistica contemporanea.
La vocazione itinerante de La Milanesiana

L’edizione 2026 attraverserà diciotto città italiane con oltre sessanta appuntamenti, mantenendo viva quella vocazione itinerante che rende il festival un vero osservatorio sul presente e sulle sue trasformazioni sociali, culturali e morali.
Il tema scelto quest’anno, “Il Desiderio e la Legge”, affronta una delle tensioni più profonde dell’esperienza umana: il rapporto tra libertà individuale e limite, tra aspirazione personale e responsabilità collettiva.
Due concetti apparentemente opposti, ma in realtà inseparabili, che diventano chiave di lettura del nostro tempo, segnato da conflitti identitari, ridefinizioni etiche e nuove domande sul significato della libertà.
Secondo la visione della rassegna, il desiderio rappresenta movimento, inquietudine, immaginazione e slancio creativo, mentre la legge assume il ruolo di struttura, misura e confine necessario alla convivenza umana.
Non esiste però una contrapposizione assoluta tra questi due poli: è proprio il limite a dare forma al desiderio, rendendolo percepibile, concreto e capace di trasformarsi in esperienza autentica.
Rosa di Franco Battiato a rappresentare La Milanesiana

A rappresentare simbolicamente questo intreccio è la storica Rosa de La Milanesiana, ideata da Franco Battiato e reinterpretata per questa edizione dall’artista Franco Achilli.
Il fiore e il suo profumo evocano attrazione e tensione verso l’altrove, mentre le spine richiamano il rischio, la disciplina e la presenza inevitabile del limite nella costruzione dell’identità umana.
Il cuore della manifestazione milanese sarà la serata del 9 giugno al Piccolo Teatro Paolo Grassi, luogo simbolico della cultura teatrale e intellettuale italiana.
Dopo i saluti introduttivi di Elisabetta Sgarbi, la serata entrerà nel vivo con la lectio magistralis di Massimo Cacciari, tra i più influenti filosofi europei contemporanei.
L’intervento di Massimo Cacciari
Pensatore rigoroso e protagonista del dibattito culturale italiano da oltre quarant’anni, Cacciari ha dedicato gran parte della sua ricerca ai temi della crisi europea. Del destino della modernità e del rapporto tra politica, filosofia e spiritualità.
Nel suo intervento, il filosofo rifletterà sul legame complesso tra desiderio e legge. Analizzando come ogni aspirazione individuale si confronti inevitabilmente con limiti morali, sociali e istituzionali.
Il desiderio, nella prospettiva filosofica di Cacciari, non coincide soltanto con il bisogno o con l’ambizione personale. Ma rappresenta soprattutto una mancanza permanente, una tensione irrisolta che accompagna l’esistenza umana.
La legge, al contrario, tenta di ordinare questa inquietudine attraverso regole universali, senza però riuscire mai a soddisfare completamente l’unicità delle aspirazioni individuali.
Da questo conflitto nasce uno spazio di interrogazione fondamentale per comprendere il presente. Soprattutto in una società sempre più attraversata da crisi identitarie, polarizzazioni culturali e trasformazioni politiche profonde.
Le note del pianista Ramin Bahrami

Accanto alla riflessione filosofica, la musica avrà un ruolo centrale nella costruzione emotiva della serata grazie al concerto del pianista Ramin Bahrami.
Nato a Teheran e formatosi artisticamente in Italia, Bahrami è considerato uno dei più importanti interpreti contemporanei di Johann Sebastian Bach, autore al quale ha dedicato gran parte della propria ricerca musicale e spirituale.
La sua visione interpretativa nasce dall’incontro tra culture differenti — persiana, europea, russa e turca — e trasforma la musica in un linguaggio universale. Capace di superare confini geografici e culturali.
Per La Milanesiana, Bahrami renderà omaggio a Franz Liszt in occasione dei 140 anni dalla morte del compositore ungherese, figura simbolo del Romanticismo musicale europeo.
Virtuosismo, tensione emotiva e ricerca interiore attraverseranno il programma musicale, creando un dialogo ideale con i temi filosofici affrontati durante la lectio di Cacciari.
Gli elementi distintivi de La Milanesiana
L’incontro tra parola e musica rappresenta infatti uno degli elementi distintivi de La Milanesiana. Festival che da sempre rifiuta le separazioni rigide tra discipline artistiche e culturali.
La manifestazione si conferma così uno spazio dinamico. Dove il sapere non viene presentato come esperienza accademica distante, ma come occasione viva di confronto con le inquietudini del presente.
Attraverso il contributo di filosofi, scrittori, musicisti, artisti e intellettuali, La Milanesiana continua a interrogare il pubblico sui grandi temi del nostro tempo. Trasformando ogni appuntamento in un’esperienza culturale condivisa.
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L’edizione 2026 è inoltre dedicata alla memoria di Daniela Benelli, Dario Salvetti e Giorgio Gosetti, figure profondamente legate alla storia della manifestazione. Ma anche al mondo della cultura italiana contemporanea.
Con il suo sguardo libero, multidisciplinare e sempre in movimento, La Milanesiana rinnova ancora una volta la propria missione. Leggere il presente attraverso la forza delle idee, delle arti e della parola, costruendo uno spazio culturale aperto, critico e profondamente umano.

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