Tra le architetture silenziose della Giudecca, dove il tempo sembra sedimentarsi come sale sulle superfici, prende forma un’apparizione: Thetis, la nuova opera olografica di Andrea Crespi. Non una semplice installazione, ma una presenza sospesa, quasi respirante, che abita lo spazio dell’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano trasformandolo in un organismo percettivo.
Andrea Crespi con Thetis alla Biennale di Venezia 2026
In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Crespi – unico artista italiano selezionato da One Ocean Foundation insieme a ZEITGEIST19 – presenta un lavoro inedito e site-specific che segna un punto di svolta nella sua ricerca. Dopo Artificial Beauty, la sua prima grande mostra istituzionale milanese, l’artista approda a Venezia con un’opera che amplifica e radicalizza il suo dialogo tra estetica classica, tecnologia e immaginario archetipico.
Al centro dello spazio, tra affreschi e stratificazioni storiche, emerge una medusa olografica: fragile e pulsante, evanescente e ipnotica. È Thetis, figura ispirata alla ninfa marina della mitologia greca, ma qui trasfigurata in un’entità contemporanea. Non rappresenta il mare, lo incarna. Non è simbolo, ma soglia. La sua forma fluttuante diventa un dispositivo sensibile che interroga lo spettatore, invitandolo a confrontarsi con una dimensione invisibile e profonda del vivente.
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Thetis: un ecosistema di memoria
Crespi costruisce così un ecosistema di memoria, dove biologia e mito si intrecciano in una narrazione che attraversa il tempo. La medusa, organismo tra i più antichi del pianeta, diventa metafora di una persistenza primordiale: una vita che precede l’umano e forse gli sopravvivrà. In questa prospettiva, Thetis non è solo un’opera visiva, ma una riflessione sulla continuità della vita e sulla fragilità degli equilibri che la sostengono.
L’intervento si inserisce nel progetto espositivo As Above, So Below, evento collaterale della Biennale che riunisce artisti e collettivi internazionali in un’indagine corale sull’oceano come sistema vivente, archivio di memoria e spazio di interdipendenza. Attraverso linguaggi che spaziano dall’installazione al suono, dall’intelligenza artificiale agli ambienti immersivi, la mostra trasforma l’ex chiesa in una piattaforma transdisciplinare, dove arte, scienza e tecnologia convergono in un’unica esperienza.
Thetis diventa una coscienza liquida
In questo contesto, il lavoro di Crespi si distingue per la sua capacità di rendere tangibile l’intangibile. La sua pratica si muove infatti in una zona liminale, dove organico e sintetico si fondono, e dove il digitale non è semplice strumento, ma linguaggio capace di ridefinire la percezione del reale. Thetis diventa così una coscienza liquida, un’intelligenza diffusa che attraversa lo spazio e lo spettatore, attivando nuove forme di consapevolezza.
La collaborazione con One Ocean Foundation si inserisce in un percorso più ampio, in cui arte e tecnologia diventano veicoli di impegno ambientale. Non a caso, il progetto dialoga con iniziative come Blockchain for the Ocean, sottolineando come la ricerca artistica possa contribuire a costruire nuove narrazioni ecologiche.
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Dal 9 maggio Thetis di Andrea Crespi alla Fabbrica H3
Dal 9 maggio all’8 giugno 2026, Thetis abiterà la Fabbrica H3 come una presenza in continua trasformazione, accompagnata da un programma di incontri e conversazioni con artisti, scienziati e ricercatori. La mostra si concluderà simbolicamente nella Giornata Mondiale degli Oceani, rafforzando il legame tra visione estetica e responsabilità collettiva.
Il vernissage dell’8 maggio segnerà l’inizio di questa esperienza immersiva: un invito a immergersi, più che osservare. Perché Thetis non si guarda soltanto — si attraversa, come si attraversa il mare, lasciandosi trasformare.

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