KATSEYE: QUANTO C’È DAVVERO DI LORO DENTRO WILD?

WILD è uno di quei dischi che arrivano con gli occhi della critica già puntati addosso. Dopo la crescita rapidissima delle Katseye con il successo di Touch, Gnarly e Gabriela e l’attenzione sempre maggiore intorno al gruppo, questo nuovo EP non poteva essere semplicemente un’altra uscita nel panorama musicale. Era atteso, osservato, discusso ancora prima di poter essere ascoltato. Le aspettative erano alte e, inevitabilmente, anche la curiosità.

Poi WILD è arrivato. Lo ascolti e trovi esattamente quello che ti aspetti dalle Katseye: pop, contaminazioni, ritornelli immediati, estetica, energia. Tutto sembra essere al posto giusto eppure, quando la musica finisce, la domanda che rimane è “mi è piaciuto?”.

UN EP CHE VUOLE ESSERE TUTTO

WILD è il terzo EP delle Katseye e contiene cinque brani: “PINKY UP”, “Animal”, “Hootie Frutti”, “Bel Air” e “That Way”.

“PINKY UP” è stato il biglietto da visita di questa nuova era. Un brano caotico, esagerato, volutamente sopra le righe, che sembra voler dichiarare fin dai primi secondi che le Katseye non hanno intenzione di ridimensionarsi. Il techno-pop, la produzione ipercurata e quella vicinanza sonora a “Gnarly” e “Internet Girl” lo rendono immediatamente riconoscibile e, soprattutto, perfettamente inserito nell’estetica che il gruppo ha costruito negli ultimi mesi. Poi arriva “Hootie Frutti”, che cambia ancora una volta direzione e introduce sonorità ispirate al Brazilian funk. Dopo questi primi due brani la sensazione è:

 ok, le Katseye vogliono fare questo. Vogliono essere imprevedibili, contaminate, sopra le righe.

Poi, però, arriva “Animal” e qualcosa cambia. Co-scritta da Ed Sheeran, la traccia abbandona l’esuberanza dei brani precedenti per accompagnare il gruppo verso un pop più melodico. È dolce, sensuale senza mai diventare volgare, e lascia finalmente spazio a un’altra dimensione delle Katseye; più morbida e meno costruita sulla provocazione. È una direzione che trova il suo punto più interessante in “That Way”, probabilmente il brano in cui le voci delle ragazze riescono a respirare maggiormente. Per qualche minuto è la voce a prendere il centro della scena.

E infine c’è “Bel Air”, con Charli xcx tra gli autori, che riporta il progetto verso una dimensione più electro-pop. È un altro cambio di prospettiva che conferma una delle caratteristiche più evidenti di WILD: la volontà di non restare ancorato a un’unica formula, di cambiare pelle da una traccia all’altra e di dimostrare che le Katseye possono muoversi in territori musicali molto diversi.

È un EP che vuole dimostrare di poter essere molte cose contemporaneamente.

Pop.
Club.
Hyperpop.
R&B.
Mainstream.

Un mix divertente da ascoltare, ma che non riesce a rispondere alla domanda più importante per un girl group: che cosa rende queste ragazze diverse da qualsiasi altro progetto costruito nello stesso modo?

IL PROBLEMA NON È CHE LE KATSEYE SIANO COSTRUITE

Il problema delle Katseye non è il fatto che siano un prodotto dell’industria musicale.

Lo sono e anzi, è proprio questa la loro particolarità. Le Katseye nascono dall’incontro tra il sistema di training di matrice K-pop e il mercato pop occidentale. Sono, per definizione, un progetto costruito per funzionare in più mercati contemporaneamente.

Il problema arriva quando questa costruzione diventa così evidente da rischiare di mettere in secondo piano le persone che compongono il gruppo e il loro talento.

Pitchfork, recensendo WILD, ha sottolineato come il progetto tenti di avvicinarsi a una maggiore autenticità senza riuscire a far emergere individualità realmente distinguibili tra le componenti. È una critica interessante, perché nelle KATSEYE è possibile riconoscere le personalità individuali: le riconosci nei contenuti extra; nelle interviste; quando si prendono in giro, quando raccontano il rapporto tra loro.

l paradosso è che questa individualità è più visibile fuori dalla musica che dentro la loro musica. E forse è proprio questo il vero problema di WILD.

MANON E SOPHIA LE ASSENZE CHE CAMBIANO IL CONCEPT DELLE KATSEYE

C’è poi una questione spinosa che ha reso l’uscita di Wild più concentrata sul gossip che sulla musica.

Manon non c’è.

La sua pausa dalle attività del gruppo è iniziata a febbraio 2026 e da quel momento Manon è diventata inevitabilmente una questione di fandom con: speculazioni; domande; interpretazioni, teorie.

La cosa interessante però è capire quanto la sua assenza abbia cambiato la percezione delle Katseye.

Manon è una delle personalità che, fin dall’inizio, hanno contribuito in modo forte all’immagine del gruppo. La sua presenza scenica, quella capacità di sembrare contemporaneamente distante e magnetica, sono diventati parte dell’identità delle Katseye. E quando una persona così importante viene a mancare, non basta semplicemente togliere una voce da una traccia: cambia l’equilibrio del gruppo.

E poi arriva Sophia

Se l’assenza di Manon aveva già reso questa nuova era complicata, quella di Sophia rende tutto ancora più difficile da ignorare. Il 7 agosto HYBE e Geffen hanno annunciato che Sophia avrebbe temporaneamente sospeso le attività promozionali per concentrarsi sulla propria salute mentale e sul proprio benessere.

E proprio il 1° settembre, mentre le Katseye iniziano la parte europea del WILD WORLD TOUR, Sophia non sarà sul palco di Dublino e non parteciperà alle date europee e britanniche previste fino al 17 settembre.

È difficile non vedere la contraddizione. Il gruppo sta vivendo il momento in cui dovrebbe essere più presente, più esposto, più forte che mai e invece due delle sue componenti sono lontane dalle attività.

Non è corretto trasformare questo dato in una teoria, come accade in alcune discussioni sui social, né speculare sulle responsabilità dell’azienda o, tantomeno, sulla salute delle ragazze. Ma è legittimo porsi una domanda sull’industria che sta dietro alle Katseye.

Quanto può essere sostenibile un sistema che chiede a sei giovanissime ragazze di essere contemporaneamente artiste, performer, personaggi pubblici, influencer, ballerine, cantanti e prodotti globali?

QUANTO DELLE KATSEYE STIAMO DAVVERO ASCOLTANDO?

Ed è per questo che WILD diventa più interessante. Quanto delle Katseye stiamo davvero ascoltando e quanto, invece, è ancora la macchina HYBE/Geffen a decidere chi devono essere?

Le Katseye funzionano, funzionano tantissimo. Hanno hit, coreografie, visual, styling, una fanbase internazionale e Beautiful Chaos aveva già raggiunto il quarto posto della Billboard 200, dimostrando che il progetto vale.

Ma il successo commerciale non risponde alla domanda sull’identità artistica. Puoi essere famosissimo e non aver ancora trovato completamente la tua voce. E forse il punto su questo girl group è proprio questo.

Le loro canzoni sono estremamente curate e i produttori e gli autori coinvolti sono di primissimo livello. Il progetto è esteticamente coerente, riconoscibile, internazionale. Ma quando finisce una canzone delle Katseye, quante volte possiamo dire: Questa cosa potevano farla soltanto loro?

HYBE e Geffen hanno creato un modello che sta funzionando. Il punto è capire cosa succede quando quel modello deve lasciare spazio all’identità individuale. Questo è quello che ancora manca alle Katseye: non talento; non carisma; non potenziale… ma spazio.

Il gruppo si chiama Katseye, ma per diventare davvero Katseye, devono ancora imparare a riconoscersi dentro la musica che cantano.

WILD è rumoroso, colorato, ambizioso e a tratti irresistibile. Ma la vera rivoluzione del gruppo arriverà quando non avranno più bisogno di dimostrarci di essere “wild”.

PDF Strumenti PDF gratis Nel browser, senza upload Apri gli strumenti

CONDIVIDI SU...
🔒

Contenuto riservato

Per scaricare questo file devi prima registrarti oppure accedere con il tuo account.