Tre Domande alla Storia: Intervista Impossibile a Niccolò Machiavelli
Ci sono uomini che hanno cercato di insegnare alla politica come dovrebbe essere. E poi c’è stato Niccolò Machiavelli (LINK), che preferì raccontarla per come è.
Segretario della Repubblica fiorentina, diplomatico, scrittore e osservatore formidabile della natura umana, Machiavelli conobbe corti, ambasciatori, eserciti, congiure, alleanze e tradimenti. Guardò il potere senza il velo delle illusioni e comprese una verità che ancora oggi mette a disagio: governare gli uomini significa prima di tutto conoscerli.

Cinque secoli dopo, abbiamo deciso di chiedergli che cosa vede nella politica del nostro tempo.
Domanda N. 1
Messer Machiavelli, oggi gli elettori sembrano cambiare rapidamente opinione e i governi devono inseguire continuamente il consenso. È ancora possibile governare pensando al lungo periodo?
Risposta di Niccolò Machiavelli
Voi chiamate consenso ciò che ai miei tempi chiamavamo favore del popolo.
È mutato il nome, non la natura.
Gli uomini giudicano facilmente dalle apparenze, perché vedere è concesso a tutti, comprendere a pochi.
Perciò chi governa sarà sempre tentato di scegliere ciò che piace oggi, invece di ciò che sarà utile domani.
Ma qui si distingue il governante dal semplice titolare del potere.
Il secondo domanda continuamente al popolo dove desidera andare.
Il primo ascolta il popolo, conosce i pericoli e poi sceglie la strada.
Non crediate però che governare significhi disprezzare il consenso.
Un Principe che perde interamente il favore del popolo costruisce la propria casa sopra la sabbia.
Ma chi vive soltanto per conservarlo diventa servo di coloro che dovrebbe governare.
Il consenso è necessario per salire.
La capacità è necessaria per restare.
Domanda N. 2

Oggi un leader politico deve comunicare continuamente attraverso televisioni e social network. Secondo lei l’immagine è diventata più importante della sostanza?
Risposta di Niccolò Machiavelli
Diventata?
Mi fate sorridere.
L’immagine è sempre stata parte del potere.
Ai miei tempi vi erano cortei, ambascerie, abiti, palazzi, cerimonie e pubbliche apparizioni.
Voi avete soltanto costruito piazze più grandi, nelle quali milioni di uomini possono applaudire o insultare senza uscire di casa.
Chi governa deve certamente curare l’aspetto.
Gli uomini giudicano più spesso con gli occhi che con le mani.
Ma vi è un errore che vedo commettere ai vostri governanti: confondere il racconto dell’azione con l’azione stessa.
Potete annunciare cento volte di avere costruito un ponte.
Alla fine qualcuno proverà ad attraversare il fiume.
Ed è in quel momento che termina la comunicazione e comincia la politica.
Domanda N. 3

L’Europa di oggi è stretta tra grandi potenze economiche e militari. Che consiglio darebbe ai governanti europei?
Risposta di Niccolò Machiavelli
Darei loro lo stesso consiglio che avrei dato ai Principi italiani del mio tempo:
smettete di credere che la debolezza diventi virtù soltanto perché viene condivisa.
Conobbi un’Italia ricca di città splendide, mercanti, artisti, banchieri e uomini d’ingegno.
Eppure divisa.
Ognuno confidava nelle proprie alleanze.
Ognuno pensava che qualcun altro sarebbe venuto a difenderlo.
Poi arrivarono eserciti stranieri.
La ricchezza senza forza invita gli altri a desiderarla.
L’alleanza è utile quando nasce fra soggetti capaci di sostenersi; diventa dipendenza quando uno soltanto possiede i mezzi per difendere tutti gli altri.
Voi europei possedete ricchezza, cultura, conoscenza e una storia immensa.
Ma la Storia non domanda quanto una civiltà sia stata grande.
Domanda se sia ancora capace di difendere ciò in cui crede.
E ricordate:
la fortuna governa molte cose degli uomini.
Ma lascia sempre abbastanza spazio alla virtù perché gli uomini non possano accusare soltanto lei delle proprie sconfitte.
In conclusione…

Machiavelli non ci offre consolazioni.
Non era il suo mestiere.
Ci ricorda invece che dietro le tecnologie, i sondaggi, i social network e le nuove geometrie internazionali continua a muoversi una creatura antichissima: l’uomo, con le sue paure, le sue ambizioni e il suo desiderio di potere.
Forse è per questo che, dopo cinquecento anni, Machiavelli continua a sembrarci così contemporaneo.
Non perché avesse previsto il nostro mondo.
Ma perché aveva compreso gli uomini.
DISCLAIMER
“Tre domande alla Storia” è una rubrica ideata e curata da Alessandro Pazzaglia.
Tutti i diritti sul format sono depositati, registrati e riservati
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